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<title>ControCampo</title><link>http://www.elog.it/controcampo/</link>
<description>ControCampo</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[Le parole che ci mancano                                                                                                                                                                                                                                                                                    ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Me lo porto dietro da un po’, l’invito di Emilio a smetterla di usare continuamente il termine <i style="mso-bidi-font-style: normal">welfare</i> e a parlare nuovamente di diritti di cittadinanza e solidarietà sociale. Un appello, più che una proposta, accompagnato da tanti punti esclamativi. Si è impigliato in qualche parte della mia testa e mi è rimbalzato fuori anche quando ho terminato la lettura delle Linee guida regionali per i nuovi Piani sociali di zona. Una delibera interessante, per molti versi innovativa, un documento che con franchezza chiede ai Comuni di aprire una fase esplorativa per cercare – in soldoni – di cambiare ottica: passare dal ruolo principale di erogatori di prestazioni a quello di promotori di reti nelle comunità locali. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Le parole di Emilio di qualche settimana fa mi hanno allora spinto a rileggere il documento una seconda volta, seguendo una logica diversa: non guardare tanto ai contenuti, quanto alle parole utilizzate. E in effetti, anche qui, non ho mai trovato la parola “diritto”, n&eacute; al singolare n&eacute; al plurale. Per carità, si tratta di un documento tecnico e, come si sa, i documenti tecnici non sono fatti per ricordare i fondamenti o i principi ispiratori. Però sono pur sempre delle linee guida che intendono orientare, appunto, i prossimi tre anni di politica sociale in una porzione importante del nostro Paese. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">I diritti… non ci sono. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Ci sono, in ordine crescente, altre parole: le fragilità, le evidenze, le esigenze. E due parole su tutte hanno il primato: i bisogni e la domanda. <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>La parola <i style="mso-bidi-font-style: normal">bisogno</i> è termine antico e caro agli operatori sociali, mentre la <i style="mso-bidi-font-style: normal">Domanda</i> – al singolare (<i style="mso-bidi-font-style: normal">sic</i>) e con la D maiuscola (<i style="mso-bidi-font-style: normal">strasic</i>) – è termine classico dell’economia, del mercato. Lo spostamento del “<i style="mso-bidi-font-style: normal">baricentro del Welfare dall’Offerta alla Domanda</i>” è uno dei pilastri delle politiche sociali regionali. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Bisogno e domanda sono però due parole molto legate tra loro. Come spesso capita, è il mio vecchio Zingarelli dell’83 a mettermelo in luce: “<i style="mso-bidi-font-style: normal">Bisogno: necessità di procurarsi qualcosa che manca – mancanza di mezzi, povertà – al pl. necessità o desiderio diffuso che dà origine alla domanda di uno o più beni economici</i>”. <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>Come dire, il bisogno è un po’ il genitore della domanda di beni (economici) e si configura spesso come assenza di mezzi o comunque di qualcosa di definito, di già descritto. Niente di più lontano dalla complessità che la gran parte degli operatori sociali affronta in questi ultimi anni; la rottura dei legami sociali e il nostro stile di vita hanno ormai cambiato l’orizzonte: ai servizi sociali dei Comuni – così come al privato sociale non appiattito sulla gestione pura e semplice dei servizi - <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>arrivano ancora bisogni e "domanda", ma sempre più spesso arrivano ansie, situazioni complicate e multiproblematiche, domande aperte e plurali, problemi. E tanti di questi problemi, per mille ragioni, rimangono fuori. Semplicemente non si trasformano in domanda.<span style="BACKGROUND: yellow; mso-highlight: yellow"> 
			<o:p></o:p></<?xml:namespace>
		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Il saggio Zingarelli, alla voce <i style="mso-bidi-font-style: normal">problema</i>, riporta una definizione che assomiglia di più alla realtà sociale di oggi: “<i style="mso-bidi-font-style: normal">ogni ordine di difficoltà, la cui soluzione incerta implica la possibilità di un’alternativa – questione complicata, situazione difficile da affrontare e da risolvere – persona della quale non si riesce a conoscere i pensieri o a spiegare le azioni e che perciò crea dubbi e preoccupazioni</i>”. 
				<o:p></o:p></span></p>
		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Da un lato: complicazioni, difficoltà, preoccupazioni, problemi. Dall’altro: diritti di cittadinanza, solidarietà sociale, politiche sociali. 
				<o:p></o:p></span></p>
		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Tutte parole che cominciano davvero a mancare… al nostro <i style="mso-bidi-font-style: normal">welfare</i>. 
				<o:p></o:p></span></p></span></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=204]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=204</guid>
	<dc:date>2012-1-27T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[E… un due, un due, un due                                                                                                                                                                                                                                                                                   ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 3.75pt 0cm 10pt; BACKGROUND: white" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin">Certe volte basta collegare i fatti, posarli uno accanto all’altro, per sapere come stanno le cose. Non sono necessari ragionamenti complessi o analisi raffinate, basta scorrere le pagine di un’agenzia di stampa (in questo caso Redattoresociale.it) e leggere la quarta notizia assieme alla ventesima. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 3.75pt 0cm 10pt; BACKGROUND: white" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin">Uno 
		<o:p></o:p>
		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 3.75pt 0cm 10pt; BACKGROUND: white" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Calibri"><span style="FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin">“Dal 2 gennaio l'Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici </span><span style="FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin">(Afesopsit) <span style="mso-bidi-font-weight: bold">della provincia di Viterbo e' in Piazza per reclamare il diritto alla salute e all'assistenza. </span>Nonostante le condizioni metereologiche, il <i style="mso-bidi-font-style: normal">sit in</i> prosegue giorno e notte, occupando Piazza del Plebiscito a Viterbo&nbsp;per reclamare il diritto alla salute e all'assistenza, “<i style="mso-bidi-font-style: normal">negata</i> – spiega l'associazione - <i style="mso-bidi-font-style: normal">dalla progressiva riduzione di servizi pubblici fondamentali&nbsp;sul territorio</i>”. 24 ore su 24, i familiari dei ragazzi viterbesi si alternano in una tenda allestita di fronte alla sede del Comune, della Prefettura e della Provincia, sostenuti dai volontari dell'associazione, dagli operatori della Asl locale e dai ragazzi stessi. &nbsp;“<i style="mso-bidi-font-style: normal">Ti abbiamo chiesto un incontro dal 12 agosto. Non rispondi, non ricevi e costringi le famiglie a pernottare in piazza per farsi ascoltare. Siamo qui dal 2 gennaio</i>”: riporta uno dei&nbsp;cartelli affissi nei pressi del presidio, rivolto direttamente al Presidente della Regione, commissario straordinario per la sanità. Risale a 5 mesi fa, infatti, la prima richiesta d'incontro avanzata dall'associazione, seguita dall'invio di diversi documenti, fra cui una “<i style="mso-bidi-font-style: normal">Sintesi della situazione dei Servizi Sanitari Pubblici della Provincia di Viterbo 2011</i>”. L'ultimo rapporto, contenente le proposte&nbsp;sugli interventi più urgenti necessari in materia di assistenza sanitaria,&nbsp;e' stato inoltrato qualche giorno fa, nella speranza di ricevere l'agognata convocazione.&nbsp; In otto giorni di presidio, sono state raccolte oltre seimila firme contro i tagli&nbsp;alla spesa pubblica per strutture e servizi essenziali.” 
					<o:p></o:p></span></span></p>
		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 3.75pt 0cm 10pt; BACKGROUND: white" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-weight: bold; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin">Due 
				<o:p></o:p>
				
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 3.75pt 0cm 10pt; BACKGROUND: white" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin">“In Italia crisi e spese militari sembrano avere qualcosa in comune. Quando cresce l’allarme sull’una, aumentano le altre. Meno sicurezza c’è sulle risorse, più spesa si fa. È quanto emerge da uno studio dell’istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo in cui si mostra nel dettaglio la lista della ‘spesa’ militare italiana in tempi di magra. Negli ultimi cinque anni, infatti, la spesa ha avuto alti e bassi. Nel 2007, il nostro Paese ha speso 20.194,7 milioni di euro per questo settore. Nel 2008 ben 21.132,4 milioni di euro: il picco del quinquennio. Poi la spesa è calata raggiungendo i&nbsp; 20.294,3&nbsp; milioni di euro nel 2009, per tornare a salire negli ultimi due anni: 20.364,4 milioni nel 2010 e 20.556,9 milioni nel 2011, con un incremento in quest’ultimo anno rispetto al precedente dello 0,9%. A guardar bene i dati non sfugge una strana corrispondenza. Il picco della spesa avviene nel 2008, l’anno in cui si inizia a parlare con maggiore preoccupazione di “crisi”. Poi cala del 4% (dal 2007 al 2008 era salito del 4,6%, mentre dal 2006 al 2007 la variazione è stata di ben il 13,6%), per poi tornare sistematicamente a crescere negli anni successivi, fino ad oggi.“ 
						<o:p></o:p></span></p>
				
<p style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 3.75pt 0cm 10pt; BACKGROUND: white" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin">Quando ci diranno per l’ennesima volta che i soldi per i servizi alla persona non ci sono, teniamo a mente questa semplice associazione di fatti. 
						<o:p></o:p></span></p>
				
<div style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 3.75pt 0cm 10pt; BACKGROUND: white" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin">Non è difficile; basta contare fino a due, mettere insieme due cose. </span></div>
				
<div style="TEXT-ALIGN: justify; LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 3.75pt 0cm 10pt; BACKGROUND: white" class="MsoNormal"><span style="FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-ascii-theme-font: minor-latin; mso-hansi-theme-font: minor-latin">O, se volete, far&nbsp;comunicare due neuroni.</span></div></span></p></span></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=202]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=202</guid>
	<dc:date>2012-1-14T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Aspettare con energia                                                                                                                                                                                                                                                                                       ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Sai quegli articoli di pseudo scienza che trovi sui quotidiani o sulle riviste? Un po’ scoperta, un po’ curiosità. A metà tra “<i style="mso-bidi-font-style: normal">Forse non tutti sanno che…?</i>” e “<i style="mso-bidi-font-style: normal">Strano, ma vero</i>” della cara vecchia enigmistica. Alla base dei pezzi c’è quasi sempre una ricerca, due volte su tre proveniente da un istituto o università americani. Alla fine, puntuale, trovi la spiegazione di qualche fenomeno banale, quotidiano, di quelli che diamo per scontati o sui quali ci poniamo, semmai, domande distratte e superficiali. L’altro giorno hanno cercato di spiegarmi perch&eacute; alle casse dei supermercati ti mettono i pacchetti di caramelle o gli snack energetici. Semplice, come dev’ essere la pagina di pseudo-scienza: te li mettono proprio lì perch&eacute; fare la spesa implica prendere una batteria di decisioni che, alla fine, stanca; e così ti compri le caramelle perch&eacute; non hai l’energia per dire di no e perch&eacute;, appunto, hai bisogno di nuova energia dopo la serie di ardue scelte che hai dovuto fare tra gli scaffali. Insomma: decidere…richiede energia. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">John Tierney, del <i style="mso-bidi-font-style: normal">New York Times</i>, attraverso il mio quotidiano; mi ha avvertito che: 1) la psiche, come il corpo, si può stancare: la nostra riserva di energia mentale è limitata e si assottiglia man mano che prendiamo decisioni; 2) ogni azione si suddivide in tre tempi: prima, durante e dopo la decisione. Il maggiore dispendio di forze si ha nel momento della scelta; 3) l’impoverimento di energie produce due reazioni: l’inattività o l’impulsività. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Proprio ora mi ritorna in mente Tierney e il suo libro, dal titolo così opportuno questa sera: “<i style="mso-bidi-font-style: normal">La forza di volontà: riscoprire la forza più grande dell’umanità</i>”.<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>Sono qui, seduto in cerchio, nel gruppo di mutuo aiuto che contrassegna settimanalmente la vita della comunità, in particolare della fase di reinserimento. Ogni volta imparo qualcosa e mi porto a casa spunti per riflettere sulla mia vita, le mie relazioni, i significati delle cose che capitano.<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>Pochi minuti fa Tino si è rivolto ad Alessandro con una sottolineatura a cui non avevo mai pensato: <i style="mso-bidi-font-style: normal">per aspettare ci vuole energia</i>. Si riferiva proprio all’attesa che talvolta segue le (grandi) decisioni, come quelle che prendi quando decidi di stare in una comunità come questa. Nel caso particolare, Tino parlava dell’attesa di un primo lavoro per ricominciare a costruirsi una nuova prospettiva di vita. Alessandro, infatti, in queste settimane è frustrato, nervoso, non ci sta dentro a questa attesa. Di decisione in decisione, ogni scelta quotidiana l’ha condotto qui, sulla sponda di un fiume dal quale pare non passare mai la barca giusta; indietro non si va, è deciso, ma avanti non si può, ancora non si riesce: bisogna… aspettare. Una cosa che s’impara qui è proprio rimanere nell’attesa, una delle sfide più ardue per chi<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>si era abituato a trovare soddisfazione e risposte immediate nell’uso di sostanze. E nell’attesa la tanto celebrata forza di volontà riduce il suo potere, perch&eacute; dà il meglio di sè nel colpo di reni, nell’impresa, magari nella tenuta rispetto a una rinuncia. Ma l’attesa… 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Abbiamo ben chiaro, dai nostri abusati modi di dire, che aspettare snerva. Meno consueto è il passaggio di Tino, in positivo: per aspettare ci vuole energia. Ci viene più istintivo dire che è necessario armarsi di pazienza. Ma non è la stessa cosa. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Quello dell’attesa è, per quasi tutti, il tempo dell’inutile, fastidioso passaggio tra un impegno e l’altro, tra uno stimolo e il successivo. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Forse, per comprenderne davvero la natura, bisognerebbe passare ogni tanto di qui. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Sedersi in cortile. E, con tanta energia, aspettare. 
		<o:p></o:p></span></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=201]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=201</guid>
	<dc:date>2011-12-30T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Taglia la corda                                                                                                                                                                                                                                                                                             ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Dopo averci parlato per un po’, giù nel cortile, mi è venuta in mente quest’espressione per certi versi abusata: “<i style="mso-bidi-font-style: normal">tagliare la corda</i>”. Il dizionario dei modi di dire mi ha fatto luce: “<i style="mso-bidi-font-style: normal">in senso figurato vuol dire andarsene in fretta, scappare, filarsela. Si usa per lo più parlando di situazioni difficili, imbarazzanti o noiose e spesso con una leggera venatura ironica. L’espressione è presa dal gergo marinaresco dove ha il significato di levare l’ancora, salpare. Alla base c’è il significato concreto, in caso d’emergenza, di tagliare la fune che lega l’imbarcazione prima di prendere il largo</i>”.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">E’ proprio il caso di Cristian e di tutti quelli che, come lui, a un certo punto decidono di entrare in una comunità terapeutica. Può capitare tutto nel giro di qualche giorno: ti chiamano dal Sert, un paio di colloqui per capire dove dovresti andare e poi “decidi”. O comunque scegli di farti trasportare da tutte le circostanze che ti gridano che fuori, tra i regolari, non ce la fai più. Non ce la puoi fare.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Ne hai combinate talmente tante, sei con la palta fino al collo, che non ti puoi permettere di dire di no. Non sei riuscito, giorno dopo giorno, a dire di no alla cocaina e all’alcol e oggi non puoi scansare quello che si para davanti a te: una comunità. Ma in questo lasso ristretto, spesso non c’è il tempo di salutare tutti; e comunque molti dei tuoi parenti, amici, colleghi e conoscenti neanche s’immaginano quanto tu sia nei guai. Spesso non sanno nemmeno del tuo consumo problematico. E allora hai voglia a congedarti; dovresti spiegare, giustificare. O raccontare una balla. L’ennesima.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">In caso d’emergenza, allora, taglia la corda.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">E proprio come il capo della gomena che lasci a penzolare dalla banchina, la tua vita passata la devi letteralmente abbandonare lì, insieme ai tuoi legami. Se ci pensi un attimo, capisci che non è per niente uno scherzo: molli pure il cellulare e qualsiasi contatto s’interrompe per almeno sette mesi. Passato questo primo periodo, ricominci a riannodare i fili con il cerchio più intimo dei tuoi familiari; ma per il resto delle tue relazioni può passare ancora un altro anno.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">E’ una cosa dal sapore antico, romantico ed epico, tipo abbandonare improvvisamente il <i style="mso-bidi-font-style: normal">secolo</i> per rifugiarsi in monastero. Conte di Montecristo. Fu Mattia Pascal.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Dunque anche Cristian ci è passato. E giù in cortile mi ha raccontato che ora, nell’ultima fase del suo percorso, ha cominciato a ricontattare qualcuna delle persone lasciate così, senza un saluto.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Le avvicini e in molti casi non hai scampo: devi raccontare la verità. E non è per niente facile.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Sento Cristian e tutta la sua fatica, la sua trepidazione; prima il telefono, poi gli incontri di persona. Spiegare, raccontare, sperare che il vecchio collega-amico comprenda, almeno un po’, quello che hai passato e perch&eacute; te ne sei andato così. Ripresentarsi in un colpo solo con due identità inedite: quella del tossicodipendente e quella dell’ex. Due potenziali etichette. E confidare completamente nell’intelligenza e nella larghezza d’animo di chi hai di fronte.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">C’è chi, uscito dalla comunità, si rifà una vita in una nuova cittadina, ricominciando tutto da capo: lavoro, casa, relazioni.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Mi chiedo cosa sia più duro: aprire le vele seguendo in solitaria una rotta inesplorata o la scelta di Cristian, cioè cercare di riutilizzare, almeno in parte, quella corda tagliata. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Tanto tempo prima, quando eri in emergenza. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Quando eri un’altra persona.
		<o:p></o:p></span></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=200]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=200</guid>
	<dc:date>2011-12-3T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Welfare finito? Andiamoci piano                                                                                                                                                                                                                                                                             ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">L’ultima volta che ho sentito l’affermazione “<i style="mso-bidi-font-style: normal">Il welfare è finito!</i>” è stato un mesetto fa, a una tavola rotonda in cui intervenivano autorevoli esponenti del terzo settore, amministratori locali e ancora più autorevoli responsabili di Fondazioni d’erogazione. I toni e le parole, in qualche frangente, hanno virato verso quel filone profetico-visionario a cui ormai, devo ammetterlo, sono allergico: della serie<i style="mso-bidi-font-style: normal"> ve lo dico io -<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>che vedo ovviamente più lontano di voi<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>- che il welfare è finito, e se lo dico io potete crederci</i>. La capacità di <i style="mso-bidi-font-style: normal">visione</i> è ormai una fissa che ci sta portando più danni che benefici, rilasciando patente di leader a cialtroni e arruffoni di ogni risma. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
		<o:p>&nbsp;</o:p>
		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Intendiamoci, è chiaro che le politiche generali di welfare abbiano bisogno di un cambio d’orizzonte e di riforme serie; ma, a mio parere, il tema è di quelli belli complessi, di fronte ai quali non è saggio ricorrere agli slogan (<i style="mso-bidi-font-style: normal">Il welfare è finito!</i>): quale welfare è in crisi? quali aspetti e quali forme sono finite? poi che significa finito? perch&eacute;? 
				<o:p></o:p></span></p>
		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
				<o:p>&nbsp;</o:p>
				
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Molti a queste domande ti rispondono che la crisi globale non può che portarsi via strutture costose e quindi non più sostenibili. A questa, che pare un’ovvietà, si dovrebbe rispondere<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>che la tendenza a pontificare che “<i style="mso-bidi-font-style: normal">Il welfare è finito</i>!” e, soprattutto, i tentativi di minare le basi del sistema di sicurezza e di assistenza hanno preceduto di gran lunga la crisi scoppiata dal 2008 e che tali tendenze sono cresciute a partire da punti di vista molto connotati ideologicamente. 
						<o:p></o:p></span></p>
				
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
						<o:p>&nbsp;</o:p>
						
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Insomma, quando parliamo di welfare dovremmo maggiormente sorvegliare il fatto di non aver introiettato – in buona fede – almeno parte di quella cultura superficiale e sbrigativa che vede nei servizi alla persona solo un costo. 
								<o:p></o:p></span></p>
						
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
								<o:p>&nbsp;</o:p>
								
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Non ci sono più soldi</span></i><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt"> (prego, controllare meglio) <i style="mso-bidi-font-style: normal">e dunque ci possiamo liberare di una elargizione in fondo superflua, non essenziale. 
											<o:p></o:p></i></span></p>
								
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">E invece dobbiamo ricordarci, e ridirci, che la spesa sociale non è un lusso, un optional come le ferie al mare per una famiglia. 
										<o:p></o:p></span></p>
								
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
										<o:p>&nbsp;</o:p>
										
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Si tratta invece di uno dei pilastri della nostra convivenza: occuparsi di chi fa più fatica o corre il rischio di stare ai margini è stato considerato nel corso della storia umana come uno dei doveri etici della società. Clooney direbbe, certamente meglio di così, che non c’è società umana senza attenzione e cura verso i più “piccoli”. <i style="mso-bidi-font-style: normal">No welfare, no society</i>. 
												<o:p></o:p></span></p>
										
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
												<o:p>&nbsp;</o:p>
												
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Insomma, i soldi sono segno e strumento per rendere efficace questo dovere primario dell’umanità bene-stante di farsi carico di quella che non sta (più) bene. 
														<o:p></o:p></span></p>
												
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
														<o:p>&nbsp;</o:p>
														
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Se questo obiettivo fondamentale è raggiungibile con meno risorse e con una organizzazione migliore delle tecniche, ben vengano tutte le strategie per ridurre sprechi e inefficienze. Basta però che si abbia chiaro in mente che tale tensione rimane irrinunciabile. 
																<o:p></o:p></span></p>
														
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
																<o:p>&nbsp;</o:p>
																
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">E dunque ragioniamo di welfare mix, sperimentazioni comunitarie, welfare plurale e perfino, se proprio non se ne può fare a meno, di welfare 2.0. 
																		<o:p></o:p></span></p>
																
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
																		<o:p>&nbsp;</o:p>
																		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Certamente lo Stato, le amministrazioni locali, il terzo settore, il volontariato, i gruppi informali, le famiglie e i singoli cittadini devono ripensare il proprio ruolo di fronte ai problemi delle nuove e vecchie fragilità. 
																				<o:p></o:p></span></p>
																		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Ma la strada è, appunto, quella di una partecipazione più consapevole e avvertita, di una socialità più diffusa e matura, di un protagonismo di tutti e ciascuno. 
																				<o:p></o:p></span></p>
																		
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
																				<o:p>&nbsp;</o:p>
																				
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Solo così scopriremo – insieme -<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>che cosa vogliamo e dobbiamo buttare davvero e cosa intendiamo tenerci caro. Senza bisogno di semplificare (tagliare?) la realtà. 
																						<o:p></o:p></span></p>
																				
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">
																						<o:p>&nbsp;</o:p>
																						
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Il welfare è finito? Andiamoci piano. 
																								<o:p></o:p></span></p>
																						
<p>&nbsp;</p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p></?xml:namespace></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=199]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=199</guid>
	<dc:date>2011-11-11T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Cecità                                                                                                                                                                                                                                                                                                      ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">E giù un’altra picconata. L’ennesimo colpo al nostro welfare è stato tentato nelle settimane scorse ai danni delle persone cieche e ipovedenti. Come se non bastasse aver azzerato il fondo per la non autosufficienza, attentato alle pensioni d’invalidità e ridotto al lumicino i fondi per gli interventi sociali dei Comuni. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Il ministero dell’Interno ha tentato di azzerare i contributi previsti per l’erogazione di servizi destinati alle persone cieche e ipovedenti e in tutta Italia alcune centinaia di <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>associati all’Unione italiana ciechi - peraltro “disobbedendo” al loro presidente, che aveva mostrato cautela circa una manifestazione di piazza – hanno fatto sentire la loro voce di protesta scendendo in strada. E’ successo a fine ottobre, <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>in seguito al sostanziale azzeramento dei contributi previsti da due leggi degli anni ‘90, finalizzati all'erogazione di servizi per i ciechi e gli ipovedenti. Il taglio ai fondi, ha fatto sapere l’Uic – significherà la cancellazione dei servizi erogati, con “<i style="mso-bidi-font-style: normal">la conseguenza di far tornare i ciechi e gli ipovedenti, un universo di circa due milioni di persone, indietro di almeno 50 anni</i>”. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Rileggiamo con attenzione l’ultima frase: la conseguenza di far tornare indietro e ciechi di almeno 50 anni. Vuol dire tornare a prima della stagione dei diritti, riandare a quando le famiglie se la dovevano cavare da sole o affidarsi alla carità delle istituzioni private (quasi sempre religiose).
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>“<i style="mso-bidi-font-style: normal">Mi rifiuto di pensare</i> – ha affermato Tommaso Daniele, il presidente nazionale - <i style="mso-bidi-font-style: normal">che il ministro Maroni, titolare del ministero che ha operato i tagli, sia a conoscenza di un provvedimento così iniquo: spero, invece, che si tratti di una svista di un funzionario ignaro delle finalità delle leggi 24/1996 e 379/1993</i>”. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">“<i style="mso-bidi-font-style: normal">Se così non fosse</i> – ha continuato Daniele - <i style="mso-bidi-font-style: normal">dovrei pentirmi di aver creduto per anni nella giustizia sociale, nella solidarietà, nel bene comune, nel valore delle istituzioni e ammettere quello che comunemente si dice: <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>che la classe politica opera solo in funzione del tornaconto del proprio elettorato. I ciechi e gli ipovedenti sono consapevoli della gravità della crisi che attraversa il nostro paese, ma non sono disposti a pagare due volte: una volta come cittadini, un’altra come disabili. Infatti, essi, non appena appresa la notizia, mi hanno tempestato di telefonate invitandomi a mobilitare la categoria per far sentire forte la loro indignazione. Nonostante i miei dubbi circa l’opportunità di scendere in piazza in un momento così critico del nostro paese, alcune centinaia di essi hanno disobbedito e oggi sono in piazza per ottenere che un provvedimento così iniquo sia cancellato</i>”. “<i style="mso-bidi-font-style: normal">E’ chiaro</i> – conclude Daniele - <i style="mso-bidi-font-style: normal">che se questo non dovesse avvenire, la lotta si farà più dura e i due milioni di ciechi ed ipovedenti scenderanno in piazza tutti insieme per gridare: Vergogna! Vergogna!”</i>.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">A questo siamo: persino i ciechi scendono in piazza. E noi, gente regolare? Niente. Sembra quasi che i fondi dedicati a chi fatica o non vede più del tutto siano affare “privato” o di lobby limitate. Quasi che dedicare attenzione e cura (delle quali i soldi sono solo segno e strumento) ai più deboli non abbia significati più ampi e profondi, non riguardi anche il modo di concepire la cittadinanza e l’umanità comune. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Farsi carico delle fatiche dei più fragili della società è invece l’essenza stessa della (nostra) civiltà.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Dimenticarlo vuol dire trasformarsi in cittadini e istituzioni cieche.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Non c’è peggior cieco di chi vuol chiudere gli occhi.
		<o:p></o:p></span></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=196]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=196</guid>
	<dc:date>2011-10-30T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Dove rivolgo lo sguardo                                                                                                                                                                                                                                                                                     ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Chiudi gli occhi. Immagina di essere in comunità da due anni, dopo aver passato anche qualche mese in galera. Hai fatto cazzate a raffica quando eri un ragazzo e hai finito per malmenare <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>i tuoi genitori; all’inizio corse senza casco in motorino, inseguito dai vigili del paese e poi macchine sportive da spingere allo spasimo, Number One e notti pompate che non finivano mai. Finch&eacute;, a un certo punto, ti hanno fermato; ma sei stato tu a fare tutto il percorso in comunità: per sette mesi completi hai tagliato ogni contatto col tuo mondo e hai lavorato su te stesso, recuperando l’equilibrio che si può pretendere a 24 anni. Hai fatto fatica, ma ci hai messo davvero tutto te stesso: l’energia e l’ingenuità, i <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>muscoli e il sorriso da ragazzo. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Ora, dopo tutto questo andare, da qualche giorno finalmente hai cominciato a uscire da solo: un lavoro vero, di quelli che alla sera ritorni in comunità ricoperto di polvere sottile e dopo cena ti si chiudono le palpebre. L’attesa è stata davvero breve, il passaparola degli amici ti ha trovato il contatto giusto e<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>sei già in cantiere, quando c’è gente regolare che un impiego <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>lo cerca ma non lo trova. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Chiudi gli occhi. Immagina. Come ti senti? 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Fortunato. Sfigato. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Ho perso tanto tempo. Qui in comunità ho fatto esperienze che i miei coetanei non ne hanno neanche idea. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Non posso nemmeno tornare a casa, nei soliti giri di prima. Ho tutto davanti a me e posso giocarmela. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Avevo un ruolo, un’immagine, le parole venivano senza sforzo. Ora mi conosco di più. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Ero stronzo. Oggi, senza stampelle chimiche, mi trovo in imbarazzo con gli altri. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Ho un lavoro nuovo di zecca. Sono l’ultimo manovale della fila. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Ecco, se hai avvertito qualche cosa di questo guazzabuglio contraddittorio di pensieri e percezioni, allora sei riuscito a metterti almeno un po’ nei vestiti di Alessandro. Che sono poi anche i nostri, di abiti: probabilmente non abbiamo storie così trasgressive e non abbiamo fatto un percorso tanto incasinato. Meno bianco e nero e più scala di grigi. Sfumature. Ma, appunto, quanto valore diamo a questi grigi? Ci fanno contenti o, al contrario, insoddisfatti perch&eacute; incolori e stinti? 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Siamo davvero tutti uguali. Non importa quali siano i numeri inseriti nel bilancio personale – grandi o piccoli fa lo stesso – quello che conta davvero è il saldo totale: positivo o negativo? D’accordo, la risposta dipende dai giorni, dal tempo che fa, da come ci siamo alzati la mattina. Tutto vero, ma c’è di più. E’ il Tarci, dall’alto della sua età e della sua esperienza, a indicarlo questa sera ad Alessandro – e anche un po’ a noi: “<em>tutto dipende da dove dirigi lo sguardo</em>”. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Tutto dipende da cosa guardi, da cosa tieni fisso davanti a te. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Il Tarci un lavoro vero ancora non ce l’ha e la salute è meglio non parlarne. Se dovesse dirigere lo sguardo su tutti gli anni lasciati in piazza, probabilmente neanche si alzerebbe dal letto domani mattina. Ma il suo sguardo, ogni giorno che il cielo manda in terra, oggi ce l’ha fisso sui progressi che ha fatto qui. Tirata la riga, il segno positivo ce lo mette lui: decidendo di guardare a ciò che ha costruito negli ultimi anni. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Bara? Non penso. Mi pare, invece, che sia diventato molto, molto saggio. E che voglia a tutti i costi che un po’ di questa nuova saggezza arrivi anche ad Alessandro. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Saggezza, interesse per gli altri e capacità di farsene carico: altre tre cose verso cui dirigere lo sguardo. 
		<o:p></o:p></span></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=195]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=195</guid>
	<dc:date>2011-10-16T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Tanto rumore per niente                                                                                                                                                                                                                                                                                     ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Certe volte, in qualità di padre, ti toccano delle cose che daresti un braccio per poter schivare. I saggi e le recite scolastiche rientrano spesso tra queste: le prime volte ci vai con l’entusiasmo di vedere all’opera i tuoi cuccioli davanti a un pubblico. Ecco, appunto, poi ti può capitare che proprio quel pubblico, fatto di padri e madri adoranti, di fratellini schiamazzanti e di espressioni forzatamente entusiaste, non lo reggi proprio più. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Ma ci sono eventi che, almeno per me, sono ancora peggio delle recite e dei saggi, e questa sera è proprio uno di quelli: la corrida.<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>No, dico, la Corrida; quella di Corrado buonanima, non so se mi spiego: debuttanti allo sbaraglio e semaforo, barzellette scollacciate e stonature leggendarie e, sopra tutto e tutti, quei mestoli e tegami usati come chiassosa espressione del dissenso nei confronti di chi si butta nell’arena con poca consapevolezza dei propri – scarsi – mezzi.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Eccomi qua, la Corrida dell’oratorio, al seguito di mia figlia. Portato in catene in mezzo all’umidità di questa sala devastata dall’inquinamento acustico di decine di pentole e coperchi percossi con foga. In attesa che il supplizio inizi.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Eppure, in fondo in fondo, certe cose le puoi cogliere solo qua.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Infatti, prima dell’agognato intervallo, viene invitato sul palco un gruppo di giovani africani, “ospiti d’onore” annuncia il presentatore. Non ci spiega chi siano e perch&eacute; siano lì, dice solo che vengono dal Mali. Poche battute di saluto e poi parte una canzone africana dal ritmo inconfondibile. I ragazzi, venti - venticinque anni al massimo, cantano e poi si muovono a tempo e alla fine ballano. Eccoli, i famosi profughi dalla Libia, quelli che avrebbero messo a repentaglio il nostro Paese, gli invasori che “noi da soli non ce la possiamo fare” e “prendeteveli voi”. Eccoli qua, sul palco, a trascinarci nei suoni di un Paese lontano, con le pentole che, in questo caso, si prestano così bene a battere il tempo.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Alla fine grande boato di applausi e pentolame vario e “Grazie a tutti gli italiani” in un francese che più chiaro non si può.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Che coincidenza: solo tre ore prima, in una riunione tra direzione dell’Azienda sanitaria e terzo settore si era parlato di loro. E il Direttore sociale aveva apertamente ringraziato Comuni, cooperative e volontariato per l’accoglienza e la generosità dimostrata quest’estate di fronte alle richieste della Prefettura. Dallo scorso luglio è infatti partito un gran movimento impercettibile – ma non clandestino – che ha visto collaborare diversissime agenzie, pubbliche e private, per “distribuire” in questo territorio del nord ovest milanese 240 profughi provenienti dal Mediterraneo. Vice-prefetti, Sindaci, operatori sociali, volontari, parrocchie: un movimento intelligentemente concertato per dare un tetto a queste persone. E poi, appena sistemati, via a organizzare corsi per cominciare a conoscere l’Italia e l’italiano; l’accompagnamento per le formalità in Prefettura, la domanda per il riconoscimento dello status di rifugiati e poi ancora le borse lavoro per non sprofondare nell’inedia.<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Il tutto senza clamori o sbrodolate retoriche. Decine di comunità civili che si arrotolano le maniche e decidono che si può fare. E si fa.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Che distanza tra questa concreta collaborazione tra Istituzioni e gente comune e lo scomposto vociare allarmistico dei giorni degli sbarchi; pignatte e padelle percosse solo per fare rumore nell’arena asfittica della nostra politica. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Tanto rumore per nulla.
		<o:p></o:p></span></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=194]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=194</guid>
	<dc:date>2011-10-1T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Questione di status                                                                                                                                                                                                                                                                                         ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Il due agosto scorso la legge ha compiuto quattro anni e io non me ne sono accorto. La norma è la numero 130 dell’agosto 2007, entrata in vigore nel settembre dello stesso anno; l’articolo 1 ha riconosciuto per la prima volta all’obiettore di coscienza che ha prestato servizio civile il diritto di rinunciare allo status di obiettore di coscienza, decorsi almeno cinque anni dalla data in cui &eacute; stato collocato in congedo. Si tratta di<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>presentare una apposita dichiarazione – questa volta irrevocabile - presso l'Ufficio nazionale per il servizio civile; un semplice modulo già prestampato in cui crociare caselle e apporre una firma.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">La legge è stata a suo tempo approvata per porre rimedio alle disparità di trattamento – ai “danni” degli obiettori di coscienza – rimaste in vigore anche dopo l’eliminazione del servizio militare obbligatorio. Infatti, ancora oggi, chi ha svolto il servizio civile come obiettore di coscienza non può concorrere per posti pubblici e privati che implichino anche la sola presenza di armi: Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale, Corpo Forestale; ma risultano preclusi anche lavori in cui si <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>usino esplosivi, le licenze sportive di tiro a volo, persino l’utilizzo del lanciasiringhe per la narcosi a distanza degli animali, nel caso si fosse veterinari. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Anch’io, da obiettore di coscienza, sono in questa situazione, ma non mi sono nemmeno reso conto che esistesse questa licenza di cambiare idea. Insomma, evidentemente non mi sono rimaste particolarmente impresse le notizie riportate dai giornali del 3 agosto di quattro anni fa. Ma c’è gente molto più informata e sveglia di me. Infatti, apprendo da “Redattore sociale” che 11.473 persone hanno utilizzato questa possibilità: nel primo anno poco più di mille, dal 2008 al 2010 più di 3.000 obiettori ogni anno.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Queste cifre mi hanno colpito e mi hanno indotto a riflettere su quest’affare dell’obiezione. Da quanto tempo non ci penso su, da quanto tempo non ne parlo con qualcuno? 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Mi sono passate davanti una serie d’immagini che oggi, devo ammetterlo, appaiono in bianco e nero: i dubbi e le titubanze prima di fare la scelta (<i style="mso-bidi-font-style: normal">otto mesi in più di servizio civile…</i>), i libri letti – da don Lorenzo Milani a Rodolfo Venditti, gli amici che ti precedono, poi la decisione; e lo sforzo di stendere una domanda d’obiezione personale, non prestampata. E ancora: l’ansia per la risposta da parte del Ministero della Difesa, <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>alla fine gli incontri e le esperienze del servizio civile vero e proprio, Cossiga e Spadolini…
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Cosa rimane di tutto questo? 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Tatticamente potrebbe valere la pena di fare il salto, firmare il modulo e spedirlo, allargare il campo delle possibilità per un futuro che non si sa mai. Ma trent’anni fa abbiamo passato giornate intere a chiederci quali fossero le motivazioni che avevamo davvero dentro, a cercare ciò in cui veramente credevamo, a pensare le parole giuste da mettere su quella domanda. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Non eravamo pionieri n&eacute; eroi e se non ci fosse stato il servizio civile non avremmo neanche lontanamente pensato all’obiezione. Ma oggi non ci chiedono nemmeno il <i style="mso-bidi-font-style: normal">perch&eacute;</i> intendiamo rinunciare al nostro status di obiettori. Probabilmente non interessa a nessuno. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">D’altra parte, però, si pretende una rinuncia irreversibile, dalla quale non si potrà più tornare indietro. Una richiesta davvero singolare, in tempi nei quali tutto si cambia.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">E allora bocce ferme. La legge, tutto sommato, può essere l’occasione per ri-scoprire uno status forse un po’ impolverato. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">E a uno status, si sa, non si rinuncia facilmente.
		<o:p></o:p></span></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=193]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=193</guid>
	<dc:date>2011-9-17T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Vite e destini                                                                                                                                                                                                                                                                                              ]]></title>
        <description><![CDATA[

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Dunque, riassumendo… se la memoria non m’inganna, mi sono beccato tre vaffa e un paio di vaiaca. Che sono un uomo senza onore e un massone. Il tutto ad alta voce mentre dagli altri tavoli si giravano a vedere che diavolo stesse succedendo. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Non mi era mai capitato negli ultimi trentadue anni – diciamo dalla fine delle medie – di prendermi tanti insulti in pubblico. Il tutto, caro Roberto, perch&eacute; non sono un credente con lo stampo, continuo a ragionare con la mia testa e non appartengo al tuo movimento di cattolici integrali apparenti. La discussione e il confronto mi erano sembrati, fino a quel momento, nell’ordine delle cose; d’altra parte, non puoi pretendere di dire che Carlo Maria Martini è un “protestante fuori dalla fede cattolica” e pensare che io stia lì a sentirti senza fiatare. Finch&eacute; etichetti me come protestante, passi. A dire il vero, non sono uno che abbassa la già scarsa percentuale di frequenza alla messa domenicale, ma da tanto tempo ho percezioni, opinioni e vissuti che mi pongono ai margini del modo tradizionale d’intendere la religione cattolica. Sono solo? Non penso. Non appartengo a niente? Forse hai ragione. 
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Ma via, Carlo Maria Martini…
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">E poi, insomma, la vostra serie di frasi fatte, di parole sempre uguali per costruire e descrivere una realtà tutta vostra. Dopo un po’, è difficile non scendere nella polemica.<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>Le tappe, quelle classiche: <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>il complotto massonico contro i cattolici attraverso i 150 anni d’unità nazionale, il divo Giulio e compagnia cantante, Englaro e l’eutanasia, la vita e la famiglia.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Comunque, lo scontro dell’altra sera ha rappresentato anche un’occasione per riguardare <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>il mio percorso di ricerca. Lo faccio anche qui, utilizzando uno di quei libri che usate come totem (o, al bisogno, come clave) e così raramente leggete davvero: “Vita e destino” (ah, le parole…).
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Uno dei punti di arrivo del mio percorso corrisponde alle parole scritte da uno dei personaggi del libro di Grossman, Ikonnikov:
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">“Il bene non è nella natura, non è nelle prediche di apostoli e profeti n&eacute; nelle teorie di grandi sociologi o capi di Stato, n&eacute; nell’etica dei filosofi. La gente comune ha nel cuore l’amore per gli esseri viventi, ama la vita e ne ha cura in modo naturale e spontaneo, è felice nel calore della propria casa dopo una giornata di lavoro e non accende roghi e falò sulle piazze. E dunque oltre al bene grande e minaccioso esiste la bontà di tutti i giorni. La bontà della vecchia che porta un pezzo di pane a un prigioniero, la bontà del soldato che fa bere dalla sua borraccia un nemico ferito, la bontà del contadino che nasconde un vecchio ebreo nel fienile.
			<o:p></o:p></span></i></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>E’ la bontà dell’uomo per l’altro uomo, una bontà senza testimoni, piccola, senza grandi teorie. La bontà illogica, potremmo chiamarla. La bontà degli uomini al di là del bene religioso e sociale.
			<o:p></o:p></span></i></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>A ben pensarci, però, ci si accorge che la bontà illogica, fortuita e del singolo uomo, è eterna. Che si estende a tutto quanto è vivo, a un topo o al ramo che un passante si ferma a sistemare perch&eacute; possa attecchire meglio al tronco. 
			<o:p></o:p></span></i></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">E’ una bontà senza voce, senza senso. Istintiva, cieca. Ha cominciato ad offuscarsi quando il cristianesimo l’ha vestita della dottrina dei padri della Chiesa e il seme è diventato vuota scorza. Essa è forte finch&eacute; è muta, inconsapevole e illogica, finch&eacute; non diventa strumento e mercanzia dei predicatori, finch&eacute; il suo oro non viene coniato in monete di saggezza. La bontà è semplice, come la vita. Persino Cristo e il suo insegnamento le hanno tolto forza, perch&eacute; la sua forza è nel silenzio del cuore umano. Come trasformarla in forza senza inaridirla, senza disperderla come l’ha inaridita e dispersa la Chiesa? Perch&eacute; la bontà è forte sino a quando è priva di forza. Appena la si vuole trasformare in forza, la bontà si perde, scolora, si offusca, svanisce”.
			<o:p></o:p></span></i></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Penso che questa “bontà illogica”, sepolta nel profondo di ciascuno, sia una delle molle che spinge me, te e tanti altri a lavorare ancora con e per le persone che più fanno fatica, la gente di lato: tossicodipendenti, disabili, famiglie in difficoltà, persone con problemi di salute mentale. Spero che almeno su questo, un minimo comun denominatore davvero “basico”, si possa essere d’accordo.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Per il resto, ognuno faccia la sua strada, senza insultare gli altri.
		<o:p></o:p></span></p>

<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class="MsoNormal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: Calibri; FONT-SIZE: 12pt">Quanto ad appartenere, prendo indegnamente in prestito le parole di Erri De Luca: “<i style="mso-bidi-font-style: normal">Non devo appartenere, sto con i tredicesimi, estranei alla dozzina convocata. Mio titolo di viaggio è seguire in disparte</i>”.
		<o:p></o:p></span></p>]]></description>
        <link><![CDATA[http://www.elog.it/controcampo/dettaglio.asp?id=190]]></link>
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	<dc:date>2011-7-27T0:0:0+01:00</dc:date>
	<dc:creator> Redazione</dc:creator>
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