Rubriche: I margini ci sono
Arrivederci Marinù
Quando qualcuno non c’è più, la retorica s’apposta dietro l’angolo. Sta lì. E aspetta che ci mettiamo davanti al foglio bianco, o che saliamo a parlare di fronte agli altri. Poi comincia a lavorare.
Essere gente che sta di lato non vuol dire in questo caso non farsi vedere o, peggio, essere irrilevanti o insignificanti: Marinù, fin dal nome, è stata donna che si faceva notare. Il suo fisico, certo; gli occhi e il sorriso, anche. Ma soprattutto la sua presenza ferma e affidabile, nelle situazioni più delicate e scottanti cha un Comune attraversa: sfratti, occupazioni abusive, poliabusatori di sostanze, famiglie senz’arte né parte. Lei c’era. Calma, assertiva, fiduciosa. Una sicurezza per chi si trova tra le mani, da amministratore, queste patate bollenti. Un punto cardinale.
Così la ricorda Massimo, assessore in un periodo di forti tensioni sociali e marginalità crescenti: “Prima d’entrare mi ha fatto coraggio: <non aver paura, alla fine anche loro sono uomini e donne>. Dentro la vecchia scuola abbandonata tanti nuclei familiari di persone sfrattate. Bambini, donne, pochi uomini. Finanche cani. Dappertutto odore di urina, di sporco. Nello scantinato anche una ventina di albanesi, accolti dopo il primo sbarco e ora lasciati a marcire nel dimenticatoio di una città. Di notte qui si spaccia droga e si affolla di prostitute. In Comune la scuola è ormai soprannominata Hotel Beirut e ci si guarda bene dal frequentarla. Prodromi di una scena a cui pochi anni dopo ci saremmo assuefatti. Quella scuola nel giro di qualche mese è stata restituita alla città, attraverso la decisione di governare – e non rimuovere [o sgomberare] - una situazione del genere. A tutti, gradualmente, una possibilità di lavoro e poi di casa. Chi non ci sta, perde il treno. Problema risolto. La professionalità e la passione di Marinù erano il vero motore di queste operazioni”.
Una passione che “utilizza” una professione; una professionalità che ha tra i propri ingredienti fondamentali la passione, quando troppo spesso i due termini vengono divisi, se non contrapposti. Una professionalità fatta anche di percezione del bene pubblico, di senso di responsabilità, di volontà di leggere il bisogno, di sana autonomia e personalità. Orgoglio professionale: assistente sociale, non so se mi spiego.
Tanti elementi forse oggi non proprio scontati, in un clima che vede le professionalità sociali dibattersi tra adempimenti formali, comportamenti standardizzati e conformismo diffuso.
Richard von Weizsacker, nel 1993, ricordava con queste parole i giovani studenti della Rosa Bianca di Monaco: “Ognuno è responsabile per ciò che fa e corresponsabile di ciò che lascia fare. Ad ogni generazione si presenta, in modo sempre nuovo e diverso, il compito di non chiudere gli occhi di fronte all’ingiustizia, di non scansare i conflitti, di non diventare indifferenti, di non lasciarsi catturare, di superare la passività e il fatalismo, la paura del rischio e il conformismo, anche quando non si tratta di vita o di morte .”
Grazie Marinù.
Arrivederci.
06/06/2010 - Commenti (6) - I margini ci sono, assistenti sociali, passione, professionalità
Commenti
06/06/2010 17:46:56
Dai tempi dell'"hotel Beirut" ,che io ho vissuto solo alla fine,molta acqua è passata sotto i ponti. Insieme, Massimo, Oliviero, Arianna e Paola, le assistenti sociali,abbiamo affrontato nuove sfide, abbiamo condiviso idee e pensieri, abbiamo avviato nuovi servizi, abbiamo organizzato un servizio sociale per una città degna di questo nome. Abbiamo affrontato situazioni drammatiche che hanno riguardato minori abusati e venduti... Insieme a Massimo prima e a Oliviero poi, quando la politica era impegnata a costruire la città nel senso più completo del termine, occupandosi anche della comunità e non solo dell'urbanistica, una città che si misurava con l'arrivo della fiera e con tutto ciò che questo comportava, anche in termini di disagio sociale. Marinù si è "buttata" nella creazione del'unità disabili, in una prospettiva di servizio sociale professionale, tanto da scriverci la propria tesi di laurea (ho a casa una copia della tesi, che ho stretto al cuore) Anche in questo caso è stata capace di essere dalla parte della "gente di lato", fino in fondo. Ora che lavoro in un ente di secondo livello e incontro tante professioni sociali,mi accorgo che sempre più manca il valore aggiunto che Marinù metteva nel suo lavoro, il cuore...e non c'è formazione che tenga... Davvero grazie Marinù
by Erminia
07/06/2010 16:21:10
"Non aver paura. Alla fine, anche loro sono uomini e donne..." Non sono fatti solo della stessa materia dei sogni, no. Marinù non si illude. Ma neanche solo di terra o di piombo: Marinù lo sa. Per entrare nel loro guscio, dobbiamo uscire dal nostro, e poi anche saperci rientrare: che è la fatica e il lavoro più difficile di tutti. Marinù lo faceva. Che sia un lavoro che consuma, lo dicono i suoi neanche 50 anni. Che sia un lavoro che si può fare a livelli e in maniere diverse, lo dice il ricordo che Marinù lascia: perché lei lo faceva bene, quel lavoro lì. Proprio bene. E perdere chi fa così bene il proprio lavoro lascia un vuoto, sì. Hai voglia, a tentare di colmarlo... Ma forse ci ha già pensato lei, ancora una volta: ci ha insegnato come si fa, e si aspetta che lo facciamo anche noi, come lei. Nei nostri limiti. Su cui lei avrebbe fatto una delle sue risate, quella di chi ne ha viste tante... ma alla fine sa che siamo uomini e donne, tutti quanti. E solo questo conta, alla fine.
by Paola
07/06/2010 17:58:24
Francamente fatico ancora molto a credere che Marinù non ci sia più...continuo a pensare, in totale freddezza, che quando mi parlano di lei come di una persona lontana si sbagliano...perchè quando rintrerò in quell'ufficio lei sarà lì ad aspettarmi. Ma poi devo fare i conti con la realtà e l'unica cosa a cui riesco ad aggrapparmi è il suo ricordo. Per quasi 10 anni, a periodi alterni per via dei miei spostamenti lavorativi, abbiamo avuto di lavorare insieme proprio con quelle situazioni ai margini che più ci erano consone. La passione per il prossimo, l'impegno verso il nostro lavoro ci hanno unite e ci hanno viste "combattive" per affrontare le situazioni anche più disparate. Permettendoci di superare il livello professionale e raggiungere un livello di amicizia. E così oggi sono qui a raccogliere quello che una meravigliosa collega e una grande amica mi ha donato, sperando di riuscire a donarlo agli altri come sapeva fare lei. Allora, ciao Marinù...ti porterò sempre con me e sono sicura che molte scelte che farò saranno sicuramente "guidate" da te...con affetto, Roberta
by Roberta
07/06/2010 19:09:53
…. Sono arrivata dopo; dopo le tue storie vissute in prima linea con gli adulti in difficoltà. Stavi iniziando a costruire l’unità disabili ma, in fondo, che differenza c’era? Nessuna: la Persona al centro! Quando ci siamo incontrate, ecco che il prima è diventato l’adesso, il subito, il tutto quanto possibile attivare perché il bisogno trovi la sua risposta. Senza limiti di orario o di luogo; senza rinunciare a sperimentare nuove soluzioni; non perdendo l’occasione di provare a dare un’opportunità. Con passione, con professionalità e con grande umanità. Ho imparato tanto. E’ stato bello! Arrivederci Marinù.
by loredana
07/06/2010 20:48:16
.. ci ha insegnato come si fa e ora aspetta che lo facciamo anche noi...professionalità e passione questo era Marinù ..lei c'era calma, assertiva, fiduciosa... questa poche vostre pesanti parole, cari amici, dicono molto di una donna, di un essere di lato a quelli di una vita ancora non persa, di una scelta di vita che intuisco costruita in anni di dedizione alla causa, di appartenenza ad una causa, di una che si lasciava attraversare dalle cose della vita perchè questa è vita... a noi, a me anche se non la conoscevo come Nando, bastano queste vostre parole per andare avanti con lei.. e lei, ridendo, andare avanti con noi... magari tanti, magari uniti, magari nuovi, comunque fieri come Marinù, credo.
by zaccheo
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06/06/2010 11:20:32
Bello, tenero, istruttivo. Grazie a Marinù (che non conoscevo, purtroppo) anche da parte mia, Nando
by nando dalla chiesa