A memoria

"Una nave in un porto é al sicuro,
ma non é per questo che é fatta una nave."

 

John A.Shedd

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7 ottobre 2010 
 
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"CHI NON RISCHIA
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Rubriche: Spigoli vivi

Tana liberi tutti

Stai fermo. Non fare cazzate.

Non ti muovere.

Non occorrono parole per impartire l’ordine: basta guardare al di là dei tornelli; siamo stati strappati dai nostri pensieri subito dopo aver terminato i gradini. Eravamo automi: clangore di porte metalliche, mind the gap, poi le scale, mobili o fisse. Ora, invece, non possiamo più affidarci al pilota automatico delle nostre consuetudini: oltre le obliteratrici c’è chi – senza chiedercela – si è presa tutta la nostra attenzione.

Una quindicina, non di più. Ci fermiamo tutti, mentre davanti a noi si svolge uno strano gioco tra due bianchi con in mano delle manette e cinque giovani nero ebano.

Non ti muovere. Non fare cazzate.

Non so se le abbiamo sentite davvero, queste parole. La scena forse è avvenuta in silenzio e abbiamo dedotto tutto dal linguaggio dei corpi: uno dei due cerca di trattenere i polsi di un ragazzo nero che si divincola e resiste, gli altri vanno e vengono, tutti attorno, cercando a turno di liberarlo. Fuggono solo per lo spazio necessario a sottrarsi al secondo bianco, che gioca in difesa, a impedire che il gruppetto riesca nel suo intento.

Poliziotti? Vigili? Non hanno divisa, non abbiamo il copione.

Non sappiamo cosa sia successo poco prima e il cervello fatica nel traffico di trailers polizieschi. La punteggiatura la dobbiamo mettere da soli e il racconto di ciò che abbiamo davanti agli occhi cambia ogni tre secondi.

I due dalla parte della legge si riconoscono, hanno le manette e fin qui è facile. Gli altri cinque, invece, hanno la loro mercanzia lì per terra: borse, cinture, ombrelli. Tutto qui?

Un controllo come tanti, clandestini, resistenza a pubblico ufficiale; spacciatori, indagini in borghese; contraffazione, venditori in metrò; arbitrio, dacci cento euro e ce ne andiamo. E’ incredibile l’affollarsi di impressioni e domande quando ti cambiano improvvisamente lo scenario in cui stai recitando la tua solita parte.

Chi è dalla parte della ragione e chi ha torto? Chi è in una posizione di forza? Serpico, Davide e Golia, Tolleranza zero, né con lo Stato né con le BR, Kunta Kinte.

In mezzo a tanta confusione, continuiamo a rimanere tutti immobili. Tutti tranne un signore anziano ed elegante: si avvicina ai due con cautela e fa segno di stare calmi, d’andarci piano. Ma a chi si riferisce, al poliziotto  o a chi è determinato a liberarsi da lui?

L’unica cosa che riesco a percepire chiara e forte mi arriva dal ragazzo che si divincola e da quelli che corrono in su e in giù:  un istinto prorompente a rimanere liberi, un comandamento imperioso, vitale, a restare liberi, a non farsi rinchiudere. Una forza.

Poi tutto si scioglie. L’ultimo assalto riesce, la presa viene meno, i cinque fuggono rapidissimi, lasciando la merce sul posto. Non è importante cosa succederà questa sera, quando torneranno senza nulla; quello che conta è la libertà, di tutti.

Rimane lì anche l’affanno dei due agenti, la loro frustrazione, che si sfoga su una signora: “e voi, state fermi e non fate niente? Da che parte state?”.

Già, e noi?

Esco alla luce del tardo pomeriggio con addosso quella forza. La paragono al mio alzarmi la mattina, al mio muovermi sicuro per la città. Alla nostra libertà scontata: niente e nessuno ci ordina ogni mattina di rimanere liberi…

Per il resto c’ho capito poco e niente. Ma è forte il sospetto d’aver assistito allo scaricarsi - sui più deboli ed esposti - delle nostre ingigantite paure, delle nostre frustrazioni collettive.

Io, alla fine di tutto, mi sento solo di stare dalla parte di quel comandamento; più vero e vitale di tante mie giornate.

Tana liberi tutti.

06/04/2010 - Commenti (4) - Spigoli vivi, migranti, libertà

Commenti

06/04/2010 21:48:50

Spigolo vivo. E' da un po' che penso che le correnti che si rimescolano stanno portando su dal fondo energie più violente e immediate delle nostre, così complicate (=ben piegate, compresse, passate col ferro da stiro perché stiano a posto nel cassetto). Ma pure da complicati, scopriamo che come nel torneo di pallastrada organizzato dal misterioso Gran Bastardo, noi si tifa d'istinto per la Compagnia dei Celestini. A costo di beccarci dei sovversivi dalle guardie del Presidente Mussolardi. Forse non siamo perduti del tutto. Anche se saremo sempre inadeguati e fuori posto, noi. Grazie Oliviero.

by Paola

07/04/2010 12:37:08

Ma qualche volta anche quel visionario di Benni si vede superato dalla realtà. Dai giornali di oggi: "Nessuno tocchi i venditori di borsette tarocche. A difendere la presenza degli abusivi africani a Brera sono i ristoratori di Via fiori Chiari: quando ci sono loro, gli scippatori slavi stanno alla larga". Milano, 7 aprile 2010!

by Oliviero

08/04/2010 23:26:25

Praticamente, africani-coccinelle... sai, quelle immesse dai coltivatori sugli alberi di mele in Val Venosta: lotta biologica... (e mi par di intuire già - di etnia in etnia - chi sono gli insetti cattivi, da far fuori sempre e comunque, alla base della pramide... sto seguendo su FB un Paolo Teruzzi: conosci?)

by Paola

09/04/2010 08:09:45

Non personalmente. Ma gli sono molto grato: é stato il primo a recensire in rete Gentedilato!

by Oliviero

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