Rubriche: Mind the gap
Messaggi in bottiglia
“Sono una mamma di quasi settanta anni, ex infermiera. Ho un figlio di 40 anni con una diagnosi di <schizofrenia paranoica> da circa 15 in cura presso il Servizio di igiene mentale. Ma circa otto mesi fa un medico del centro ha ritenuto opportuno interrompere i farmaci. Negli ultimi otto mesi la mia vita è diventata un inferno, la situazione è andata via via degenerando, la sua aggressività verbale e fisica è aumentata. Affronto questa situazione completamente da sola, alla mia età, in più occasioni sono stata aggredita fisicamente. Il ragazzo è sceso a volte anche in strada brandendo un paio di forbici e minacciando i passanti. Spesso è intervenuto il 118. Sono andata anche dai carabinieri e dalla polizia. Ora anche il medico di famiglia ha avuto paura di fargli una visita. Mi sento abbandonata”.
Mi appare così, come un messaggio in bottiglia lanciato nel mare di un quotidiano. Una lettera al direttore come tante, se si vuole. Ma se ci si ferma un attimo a rileggerla, forse si può cogliere il vuoto, lo smarrimento e la paura di questa mamma. Nella chiusura della lettera non c’è nemmeno una richiesta d’aiuto, di contatto; solo una costatazione: mi sento abbandonata.
Mi fermo a riflettere davanti al giornale, ed è un gorgo. Prima arrivano i flashback da amministratore locale; non sono stati pochi gli incontri con anziani che vivevano, e vivono, in queste case dell’altro mondo: persone, quasi sempre donne, che dormivano vestite, pronte a fuggire all’aperto per non prendersi le botte del figlio ormai più che in età, o che piangevano come bambini perché della loro dignitosa pensione non rimaneva che qualche euro sottratto al delirio di discendenti senza arte né parte. Famiglie sole di fronte alle quali mi sentivo solo anch’io.
Famiglie per le quali le parolechiave della politica attuale – paura e sicurezza – assumono dimensioni (domestiche) e significati del tutto diversi.
Sapevo e so che si tratta della classica punta dell’iceberg, visto che solo il 10 % delle persone con disturbi psichici arriva ai servizi d’igiene mentale.
E’ tutto un mondo di sofferenza che non si vede e non si sente. Buchi neri.
Poi si fanno avanti le domande che mi porto dentro da quegli incontri: ma è proprio impossibile evitare che si arrivi a queste situazioni? È davvero così difficile fare qualcosa per queste persone, le più fragili tra le fragili? Non è paradossale che ciò avvenga in Paesi e Regioni che hanno un sistema di welfare tutto sommato evoluto?
Si può misurare l’inadeguatezza e l’indecenza della politica attuale da tanti punti di vista; io ho questo personale metro di misura, la distanza che c’è tra questi buchi neri e il teatrino che quasi sempre occupa le istituzioni pubbliche. So bene che nelle istituzioni e nei servizi ci sono tante persone perbene e che le responsabilità del perpetrarsi di situazioni come quelle descritte dalla lettera sono spesso distribuite tra i diversi attori. Ma è proprio in questo panorama così frammentato che la politica dovrebbe svolgere il suo ruolo di sistema e di sintesi: ricucendo le separazioni tra gli specialismi (sanitario vs. sociale, ad esempio), investendo - invece di tagliare - sui servizi di ascolto e supporto alle famiglie, ridando dignità e respiro alle professionalità sociali.
Ma l’impressione è che si sia concentrati su tutt’altro, anche quando ci si candida – come avviene in questi giorni di campagna elettorale – per istituzioni che hanno al centro la spesa e l’organizzazione dei servizi sanitari.
Che fare? La tentazione può essere quella di arrendersi allo sconforto. Non pensarci, non parlare, non votare.
In attesa di un nostro Obama, in grado di capire che - dopo aver assicurato a tutti l’assistenza virtuale - c'é da lavorare duramente perché davvero tutti siano assicurati da una rete concreta d’aiuto.
Ma nel frattempo, dal mio canto, domenica darò il mio voto disgiunto a persone che – ne sono sicuro – hanno bene in mente queste famiglie, perché le hanno incontrate. Ci hanno parlato, si sono fatte inquietare, sono consapevoli della distanza tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. E intendono dare a questi temi la dignità di discorso pubblico.
Anche la mia, in fondo, sarà una bottiglia con messaggio; lanciata – come la lettera al direttore – nel mare della politica. Lasciata andare con la stessa speranza disillusa.
24/03/2010 - Commenti (2) - Mind the gap, salute mentale, politica
Commenti
07/04/2010 10:40:06
Caro Oliviero grazie per qs post!Più volte mi è capitato di incontrare la disperazione di chi vive la malattia psichiatrica di un proprio caro, con il pudore e la disperazione e la rabbia di non riuscire ad aiutarlo e ad aiutarsi a vivere con dignità e supporto sociale una situazione al limite del vivibile. Colgo un tuo concetto che condivido visceralmente: lasciarsi inquietare... all'inizio sembra una fatica in più tra le tante che già ci toccano, poi diventa stile di vita e la propria famiglia si allarga. Punto di vista da volontaria certo, ma credo che in un ambito così problematico come è quello della malattia psichiatrica, molto possiamo fare noi comuni mortali non distogliendo lo sguardo quando lo incontriamo:è vero che istintivamente ci difendiamo x'interpella i nostri fantasmi interiori, ma se riusciamo a sciogliere la diffidenza e accettiamo l'incontro, diviene un arricchimento reciproco come ogni altra relazione.Non possiamo risolvere il dramma, ma accompagnare chi lo vive si! Aggiungo che presso ilCPS di Rho da qualche anno ci riuniamo periodicamente -volontari,familiari,assistente sociale e medico psichiatra- per camminare nel possibile insieme e chiunque è il benvenuto. Luisa
by Luisa Re
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25/03/2010 06:51:31
Caro Oliviero, il tuo post di oggi mi ha toccato veramente profondamente. Come te anche io farò il voto disgiunto. Come te provo questa sensazione immensa di solitudine di fronte al degrado dei servizi e al baratro della psichiatria. Sto affrontando una situazione amicale e familiare legata alla salute mentale allucinante, in cui anche se mi sembra di sapere qualcosina sul sistema sociosanitario non riesco in nessun modo a capire come orientarmi nel vuoto della psichiatria ("abbiamo un budget, non c'è spazio per una presa in carico anche di questa persona" mi ripetono sempre). Ti leggo, mi riconosco e mi chiedo come potremmo fare a parlare con la politica, a parlare con i rappresentanti che saranno eletti, per chiedere responsabilità e investimento su questi temi. Per capirne qualcosa. Quando l'altro giorno in televisione ho sentito un candidato importante alla regione che diceva, non per laspus ma ripendolo più di 20 volte, "neo-psichiatria infantile" e il "neo-psichiatra", mi sono veramente chiesto in che modo quantomeno alfabetizzare la politica alla rilevanza e alla centralità dei servizi nella vita delle persone. Ho come l'impressione che veramente niente si possa dare per scontato. Un abbraccio forte, tommaso
by Tommaso Vitale