Quando aiuto qualcuno, sento la mia forza

scritto da Oliviero Motta il 30/10/2013 in Lavoro sociale, Valori | lascia un commento

Qualche giorno fa, alla ricerca di una citazione di Carlo Maria Martini, ho trovato questa frase, che mi ha molto colpito. Si trova nel libro “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, come risposta a una precisa domanda di Georg Sporschill: “Il singolo non è forse impotente di fronte alla miseria e all’ingiustizia di questo mondo?”. Ecco le parole del cardinale: “Quando seguo una catastrofe solo in televisione o sul giornale, mi sento sopraffatto e impotente. Quando invece aiuto qualcuno, sento la mia forza. Stare a guardare deprime, aiutare sorprende con l’esperienza di poter salvare una vita, contare sull’aiuto e sulla potenza di Dio. Il primo compito delle istituzioni sociali e di beneficenza è consentire a tutti gli uomini di buona volontà, e in primo luogo ai giovani, di accedere a persone e a situazioni in cui possono rendersi utili. Costruire tali ponti è un’arte che le professioni sociali moderne possono sviluppare ulteriormente. Tutti ...

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Quello che produce l'incontro

scritto da Oliviero Motta il 20/10/2013 in Lavoro sociale, Comunità, Disabilità, Esclusione sociale | lascia un commento

Conoscevo tutti tranne lui; gli altri li avevo già incontrati a fine luglio, nella nostra ultima riunione prima delle vacanze: per lo più fratelli e sorelle degli ospiti della comunità per persone con disabilità. Un bel gruppo, con la voglia di darsi da fare per i “ragazzi”, di sostenere quella che è ormai da molti anni la “casa” dei loro cari. Anche lui si rivelerà nel giro di una mezz’oretta una di quelle persone che se la cacciano sul serio per gli altri; uno che non si è trovato qui per legami familiari, ma che ha scelto di prestarsi come amministratore di sostegno di una persona fragile – appunto uno degli ospiti della comunità – con la passione e la competenza che sono necessari: poca voglia di farsi prendere in giro, conoscenza puntuale delle leggi e della giurisprudenza, fortezza e pacatezza. Una persona lucida, ben piantata nella realtà dei bisogni semplici ...

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Quasi come Dumas

scritto da Oliviero Motta il 10/10/2013 in Lavoro sociale | 2 commenti

CN“Vent’anni dopo” è il titolo scelto da Alexandre Dumas per il secondo atto dei Tre moschettieri; “Quasi come Dumas” è stato il quattordicesimo album di Guccini, nel secondo decennale, appunto, del sessantotto. Quasi come Dumas anch’io, che lascio la mia associazione diciannove anni e nove mesi dopo esserci entrato. Mica paglia, tanta vita.

Comunità Nuova onlus è un nome a Milano, una storia che tra poco compirà quarant’anni; nei suoi primi quarant’anni ci stanno anche i miei venti, fatti  - come tutti i ventennii che si rispettano - di un mare di cose, incontri, persone. Due decenni di lavoro sociale in un’organizzazione per molti versi originale: un po’ comunità di cura, un po’ crew, un pizzico di politica e tanta motivazione. Don Gino Rigoldi, naturalmente, ma anche un mucchio di giovani uomini e donne che hanno trovato in quel logo verde un modo per trasformare in professione una ...

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Il sogno nel cassetto

scritto da Oliviero Motta il 29/09/2013 in Comunità, Fragilità, Dipendenze | 1 commento

xTiro il cassetto e lui è lì dentro, che mi guarda. E’ una foto naturalmente, incorniciata da un bel legno scuro e un filo d’oro a dare risalto all’immagine. L’effetto sorpresa è stato tosto; cercavo infatti la chiave dell’armadio delle sigarette, ma ho sbagliato cassetto; ed è saltato fuori Sergio, immortalato accanto a Tommaso. Un’uscita a tradimento, che ha messo in moto tutta una serie di immagini: una pellicola bella e dolorosa. Non solo per me, visto che la fotografia non è più appesa al muro, ma è finita nel buio del comò della stanza operatori.

Il ritratto di Sergio e Tommaso è opera della nostra amica volontaria Manuela; una bella fotografia, che a me fa venire in mente il ritratto di coppia (più il gatto) pubblicato sul retro di “Radici”. A sinistra ci sono loro due in piena luce, a destra s’intravvede, nella penombra di una porta-finestra, ...

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Segnali stradali

scritto da Oliviero Motta il 15/09/2013 in Esclusione sociale, marginalità | lascia un commento

Le lettere arancioni del pannello luminoso mi hanno messo in guardia. Raramente ti danno il via libera: nel deserto agostano, o in orari notturni e antelucani. Ma le vacanze sono già un ricordo e infatti, anche l’altro ieri mattina, mi sono apprestato al curvone sapendo che ci sarebbero state “code a tratti” da lì a Milano; una doppia curva a forma di esse che è diventata ormai il tratto di strada delle domande: quanto traffico troverò veramente? Quanto ci metterò ad arrivare? Il pendolare conosce bene le cento sfumature che possono assumere  - nella realtà – le parole “code a tratti”: ha passato più di qualche giorno della sua vita a interrogarsi sulla differenza tra questa espressione e l’altra, altrettante usuale, di “rallentamenti”. E quante volte, dopo l’una o l’altra delle scritte luminose, ha incontrato – a caso – la paralisi più totale o solo qualche intermittente frenata del lento gruppone ...

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Custode notturno

scritto da Oliviero Motta il 29/08/2013 in Lavoro sociale, Comunità, Dipendenze | lascia un commento

Milanonotte

Siamo in Brianza, ma dalla grande finestra si vedono i lampi rossi e bianchi dei grattacieli di Garibaldi Repubblica: ammoniscono gli aerei a non abbassarsi troppo presto, rivendicando al contempo  il record cittadino di altezza dal suolo. Proprio lì sotto, si agita una porzione importante della movida milanese: locali, divertimento, alcol. E droghe. Mi viene un po’ da sorridere.

Sono il custode della comunità, per stanotte.

Mi aggiro nei corridoi con il mazzo di chiavi del mondo, come un secondino; busso piano alle porte per porgere la buona notte, come fa un buon padre di famiglia; ascolto i richiami lievi e misteriosi che solo i muri antichi riservano. Sto all’erta, la pallida copia di una sentinella.

I “ragazzi” dormono, la villa è assopita, il parco tranquillo nella penombra dei lampioni. Sulla residua ghiaia del viale puoi immaginare carrozze ...

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Ma vedi la vita, com'è?

scritto da Olivero Motta il 15/07/2013 in nessun tag | lascia un commento

cuochiA metà strada tra l’affermazione e la domanda, Mirko mi porge quelle poche parole col sorriso stupito dei suoi ventidue anni: “Ma la vedi la vita, com’è?”. Seduti a tavola fianco a fianco, mi confida felice che oggi è il suo “compleanno”: dodici mesi da quando è entrato qui in comunità. E’ poco più di un bisbiglio nel chiacchiericcio che attraversa il ferro di cavallo dei tavoli: “Un anno fa ero in giro a fare cazzate, se dormivo lo facevo in un bar dopo essermi ammazzato di videogiochi sul megaschermo, campavo di spaccio; e l’altro ieri ero in compagnia di uno dei più grandi pasticceri italiani a beccarmi gli applausi per il dolce che abbiamo fatto assieme. Ma ti rendi conto?”.

 Già, strana davvero la vita. Come è strana la storia di Mirko, arrivato qui come da Marte, apparentemente senza aver percorso le tappe consuete nella crescita di ...

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"Non ce la faremo mai"

scritto da Olivero Motta il 25/06/2013 in Politica, Welfare, Servizi sociali, Lavoro sociale | 1 commento

L’atrio è affollato all’inverosimile da donne e uomini che si accalcano alla reception per registrarsi; c’è una festa in Comune e, a giudicare dalla ressa, pare un appuntamento da non perdere. E’ proprio da lì che devo passare per uscire e quindi mi è necessario qualche secondo in più, prima di arrivare nel pieno sole pomeridiano. Abbiamo appena terminato il nostro incontro con l’assessore alle politiche sociali e ci lasciamo il municipio alle spalle, con qualche riflessione su cui meditare. Siamo andati, come capita sempre più frequentemente, non a chiedere finanziamenti ma a proporre opportunità di collaborazione e lavoro sociale.


In questo caso si tratta di costruire una partnership per un intervento a favore di stranieri rifugiati o richiedenti asilo. La formula è quella che ormai sta diventando, nel suo genere, classica: il terzo settore rintraccia sul suo radar il bando ...
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E quest'uomo chi è?

scritto da Olivero Motta il 16/06/2013 in Comunità, Fragilità, Dipendenze | lascia un commento

Mi è già capitato un bel po’ di volte nelle ultime settimane, ma per una frazione di secondo il mio cervello si chiede – ogni volta – chi diavolo sia quell’uomo.  Mi sorprende la mattina presto, alla finestra dall’altra parte del cortile; compulsa il suo cellulare, sigaretta in mano, completo d’ordinanza e cravatta blu. In comunità non siamo abituati a questo look così formale e quindi le sinapsi reagiscono d’istinto: “ma questo qui, chi diavolo è?”. Dura un battito di ciglia, poi, pur nei vapori del sonno appena svanito, lo riconosco: “Ah, già. E’ Samuele”. 

Più o meno la stessa scena si ripete alla sera dopo le otto, quando Samuele riporta il suo ciuffo e la sua faccia stanca in comunità, dopo un giorno passato a fissare appuntamenti e a rincorrere clienti. Anche in questi casi il vestito scuro e la cravatta mi traggono ...
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Al tempo dei BES

scritto da Olivero Motta il 31/05/2013 in Fragilità, Minori, Educare | 2 commenti

Gli ingredienti di oggi sono: il salone di una bella villa patrizia messa a disposizione dal Comune, un gruppo di quindici insegnanti di scuola media, un cane  e i BES. Ma cosa sono i Bes? Per capirlo dobbiamo innanzitutto considerare la passione insana delle istituzioni per le sigle. Gli acronimi, infatti, fanno gruppo e selezionano allo stesso tempo: chi è dentro comprende a volo, chi è fuori dal giro rischia di non capirci un’acca. Il linguaggio si trasforma in sleng professionale, a tal punto che il neofita deve impiegare tempo ed energie per cercare di farsi largo in un ginepraio di lettere puntate, nomignoli e siglette. Il linguaggio degli addetti ai lavori del welfare è pieno di queste sigle: CDD, PEI, NOA, SERT, CPS, UONPIA e così via; anche la scuola non scherza tra POF, ATA, CTRH e DOS. Quando questi due mondi si compenetrano, il rischio è l’apoteosi delle abbreviazioni ...
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