Peggio della galera

scritto da Oliviero Motta il 22/12/2013 in Comunità, Dipendenze, Carcere | lascia un commento

GaleraIl dopocena è disteso e tranquillo. Si chiacchiera sciolti, mentre le ragazze sono già di là, catturate dal pallone di pallavolo, e le nostre mogli qui accanto. Non so come, siamo finiti per parlare di comunità. Francesco è curioso e mi fa parecchie domande sulle abitudini e sulle procedure che caratterizzano la vita in una struttura terapeutica per persone con problemi di dipendenza. Un invito a nozze. Gli racconto di come si entra, del distacco dall’ambiente di vita e dai familiari, gli illustro la giornata tipo e le attività; il gruppo degli ospiti e le tante regole a cui si sottopone la vita in comune, il ritmo quotidiano battuto dalle azioni rituali e dai passaggi codificati del percorso di cambiamento.

Mentre parlo avverto la sua voglia di conoscere e di sapere, ma al contempo la sua resistenza; qua e là fa capolino anche la sua repulsione, sento il ...

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Nella macchina del tempo

scritto da Oliviero Motta il 12/12/2013 in Lavoro sociale, Fragilità, Salute mentale | lascia un commento

Hai presente quando si accende la macchina del tempo? Penso sia capitato anche a te di ritrovarti all’improvviso in una situazione già vissuta e di avere la netta impressione di essere stato trasportato indietro di qualche anno. Non è deja vù, è piuttosto il repentino riaprirsi di una stagione già sperimentata, con una scala di colori particolare e sensazioni circoscritte e ricollegabili a quel periodo lì e non a un altro. Ecco: questa è una di quelle volte. La signora parla e io mi sento letteralmente catapultato nel mio ruolo di amministratore locale, dismesso ormai più di sei anni fa; avverto la stessa sensazione di essere colto alla sprovvista, la medesima urgenza di trovare la postura giusta, dibattendomi tra tensioni diverse, qualche volta opposte: ruolo, ascolto, risposta, fuga, responsabilità, colpa. L’imboscata questa volta non avviene per strada o in Comune, accade invece qui, nel giardino dei cedri – quasi casa - ...

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Possiamo rimanere a Casa Itaca?

scritto da Oliviero Motta il 30/11/2013 in Minori, Multiculturalità, Comunicazione sociale, migranti, accoglienza | lascia un commento

Ci sono momenti in cui, all’improvviso, comprendi la fortuna e ringrazi il cielo. Un lampo di lucidità, appena chiuso il cancelletto alle tue spalle, per comprendere quanto sei fortunato per il fatto che i sogni coltivati da giovane non si siano avverati. Per lo meno non del tutto. Volevo fare il giornalista, e naturalmente, desideravo una redazione come si deve, un pubblico come dio comanda. Ma oggi, anche alla luce dei racconti di chi è dentro le stanze dei bottoni della comunicazione, capisco che una cosa così non l’avrei potuta fare. Sedersi per un paio d’orette con una equipe educativa e cercare di capire cos’hanno imparato e vissuto negli ultimi due mesi in compagnia di un gruppo di adolescenti stranieri; a chi importa, giornalisticamente parlando? Non c’è fatto di cronaca, non ci sono avversari da mettere nel mirino, e allora perché occuparsene? Negli ultimi tempi i giornali locali della mia zona ...

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Ho smesso da 57 giorni

scritto da Oliviero Motta il 20/11/2013 in Lavoro sociale, Comunità, Dipendenze | 1 commento

25092013398Ho smesso da cinquantasette giorni, ma non può arrivare il tramonto senza un pensiero. Almeno un pensiero. A dirla tutta, di solito avviene al mattino presto; seduto a fianco di Eleonora ancora mezzo addormentata, dopo aver predisposto Nutella e latte con cacao, alzo gli occhi all’orologio:  quasi sempre le sette e mezza. L’orario della discesa per la colazione, anche in comunità.

L’abitudine è spesso una nostra avversaria, ma altrettanto sovente è lo strumento attraverso cui passano i pensieri buoni e si rafforzano i legami.  O è la distanza che rinsalda l’affetto? In ogni caso, il pensiero corre alla scala d’acciaio, alla sala col tavolo a ferro di cavallo, al gusto delle marmellate.

Sono cinquantasette giorni che non vado in comunità e non è ancora scemata quella che Bruno chiama, prendendomi in giro, la “mistica della comunità”. Anzi, se possibile, avviene oggi quello che non succedeva ...

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Chiacchierando sotto i cedri, di preti e di stazioni

scritto da Oliviero Motta il 10/11/2013 in Fragilità, Esclusione sociale, marginalità | lascia un commento

EmfreddoCi sono incontri di cui non ricordi il punto preciso. E se ci ripensi solo poche ore dopo, la dinamica si è già smarrita nella nebbia. Dissolta. Come diavolo è cominciato? Chi ha guardato chi, per primo? Chi ha detto cosa? Sai solo che ci si è incrociati e si è iniziato a parlare, così, come se ci si conoscesse da un sacco di tempo. Li chiamano bottoni, e per forza di cose devono stare attaccati. Capita, a volte, in questo bel giardino sovrastato dai cedri del Libano: stai entrando o uscendo, sovrappensiero o intento a cercare le chiavi, e ti trovi in una storia che non è - che non sembra essere - la tua.

Non so il suo nome, non ci siamo presentati, ma gli occhi celesti sono come di mia madre e i capelli radi e bianchi di mio padre; persino l’accento mi è suonato ...

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Quando aiuto qualcuno, sento la mia forza

scritto da Oliviero Motta il 30/10/2013 in Lavoro sociale, Valori | lascia un commento

Qualche giorno fa, alla ricerca di una citazione di Carlo Maria Martini, ho trovato questa frase, che mi ha molto colpito. Si trova nel libro “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, come risposta a una precisa domanda di Georg Sporschill: “Il singolo non è forse impotente di fronte alla miseria e all’ingiustizia di questo mondo?”. Ecco le parole del cardinale: “Quando seguo una catastrofe solo in televisione o sul giornale, mi sento sopraffatto e impotente. Quando invece aiuto qualcuno, sento la mia forza. Stare a guardare deprime, aiutare sorprende con l’esperienza di poter salvare una vita, contare sull’aiuto e sulla potenza di Dio. Il primo compito delle istituzioni sociali e di beneficenza è consentire a tutti gli uomini di buona volontà, e in primo luogo ai giovani, di accedere a persone e a situazioni in cui possono rendersi utili. Costruire tali ponti è un’arte che le professioni sociali moderne possono sviluppare ulteriormente. Tutti ...

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Quello che produce l'incontro

scritto da Oliviero Motta il 20/10/2013 in Lavoro sociale, Comunità, Disabilità, Esclusione sociale | lascia un commento

Conoscevo tutti tranne lui; gli altri li avevo già incontrati a fine luglio, nella nostra ultima riunione prima delle vacanze: per lo più fratelli e sorelle degli ospiti della comunità per persone con disabilità. Un bel gruppo, con la voglia di darsi da fare per i “ragazzi”, di sostenere quella che è ormai da molti anni la “casa” dei loro cari. Anche lui si rivelerà nel giro di una mezz’oretta una di quelle persone che se la cacciano sul serio per gli altri; uno che non si è trovato qui per legami familiari, ma che ha scelto di prestarsi come amministratore di sostegno di una persona fragile – appunto uno degli ospiti della comunità – con la passione e la competenza che sono necessari: poca voglia di farsi prendere in giro, conoscenza puntuale delle leggi e della giurisprudenza, fortezza e pacatezza. Una persona lucida, ben piantata nella realtà dei bisogni semplici ...

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Quasi come Dumas

scritto da Oliviero Motta il 10/10/2013 in Lavoro sociale | 2 commenti

CN“Vent’anni dopo” è il titolo scelto da Alexandre Dumas per il secondo atto dei Tre moschettieri; “Quasi come Dumas” è stato il quattordicesimo album di Guccini, nel secondo decennale, appunto, del sessantotto. Quasi come Dumas anch’io, che lascio la mia associazione diciannove anni e nove mesi dopo esserci entrato. Mica paglia, tanta vita.

Comunità Nuova onlus è un nome a Milano, una storia che tra poco compirà quarant’anni; nei suoi primi quarant’anni ci stanno anche i miei venti, fatti  - come tutti i ventennii che si rispettano - di un mare di cose, incontri, persone. Due decenni di lavoro sociale in un’organizzazione per molti versi originale: un po’ comunità di cura, un po’ crew, un pizzico di politica e tanta motivazione. Don Gino Rigoldi, naturalmente, ma anche un mucchio di giovani uomini e donne che hanno trovato in quel logo verde un modo per trasformare in professione una ...

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Il sogno nel cassetto

scritto da Oliviero Motta il 29/09/2013 in Comunità, Fragilità, Dipendenze | 1 commento

xTiro il cassetto e lui è lì dentro, che mi guarda. E’ una foto naturalmente, incorniciata da un bel legno scuro e un filo d’oro a dare risalto all’immagine. L’effetto sorpresa è stato tosto; cercavo infatti la chiave dell’armadio delle sigarette, ma ho sbagliato cassetto; ed è saltato fuori Sergio, immortalato accanto a Tommaso. Un’uscita a tradimento, che ha messo in moto tutta una serie di immagini: una pellicola bella e dolorosa. Non solo per me, visto che la fotografia non è più appesa al muro, ma è finita nel buio del comò della stanza operatori.

Il ritratto di Sergio e Tommaso è opera della nostra amica volontaria Manuela; una bella fotografia, che a me fa venire in mente il ritratto di coppia (più il gatto) pubblicato sul retro di “Radici”. A sinistra ci sono loro due in piena luce, a destra s’intravvede, nella penombra di una porta-finestra, ...

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Segnali stradali

scritto da Oliviero Motta il 15/09/2013 in Esclusione sociale, marginalità | lascia un commento

Le lettere arancioni del pannello luminoso mi hanno messo in guardia. Raramente ti danno il via libera: nel deserto agostano, o in orari notturni e antelucani. Ma le vacanze sono già un ricordo e infatti, anche l’altro ieri mattina, mi sono apprestato al curvone sapendo che ci sarebbero state “code a tratti” da lì a Milano; una doppia curva a forma di esse che è diventata ormai il tratto di strada delle domande: quanto traffico troverò veramente? Quanto ci metterò ad arrivare? Il pendolare conosce bene le cento sfumature che possono assumere  - nella realtà – le parole “code a tratti”: ha passato più di qualche giorno della sua vita a interrogarsi sulla differenza tra questa espressione e l’altra, altrettante usuale, di “rallentamenti”. E quante volte, dopo l’una o l’altra delle scritte luminose, ha incontrato – a caso – la paralisi più totale o solo qualche intermittente frenata del lento gruppone ...

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