Che tristezza quella cooperativa senza nome che fa il lavoro sporco

scritto da Oliviero Motta il 30/09/2014 in lavoro, cooperazione | lascia un commento

ScaffaliPer i più, com’è naturale, è solo un suono di fondo; una voce che proviene da qualche parte, lassù, e che interpella chissà chi, qua in basso, nel dedalo delle corsie. Per me, invece, è quasi uno schiaffo, una gomitata; come uno che arriva correndo da dietro e ti oltrepassa urtandoti, maldestro e indifferente. La voce femminile è quella tipica degli altoparlanti nei luoghi pubblici, nasale e metallica, mentre la cadenza e le parole riescono nell’impresa di trasmettere al contempo indifferenza e urgenza: “Cooperativa richiesta all’ortofrutta, cooperativa richiesta all’ortofrutta”.  Quante volte ci è capitato di sentire questo tipo di annunci nei centri commerciali o nella grande distribuzione; e se, al contrario, non ne conserviamo ricordo, è proprio perché il nostro cervello l’ha archiviato come uno degli eventi della routine giornaliera. Cose che capitano e che non ci riguardano.

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Il circolo virtuoso del cassonetto giallo: dagli abiti usati nasce la comunità

scritto da Oliviero Motta il 11/09/2014 in lavoro, solidarietà, riciclo, rifiuti | lascia un commento

Imagescabm9i8hEccolo lì, silenzioso e immobile, con la bocca spalancata, che ci aspetta. Chissà quante volte ci siamo passati davanti senza notarlo più di tanto; da almeno quindici anni, infatti, fa parte dell’arredo urbano del milanese, e non solo. Qualche anno fa - quando ancora non era progettato a regola d’arte e certificato - è arrivato suo malgrado alla ribalta delle cronache nazionali, perché alcuni bimbi rom c’erano rimasti incastrati. Ma ora non ne parla più nessuno, com’è giusto che sia: le buone notizie, quasi sempre, non sono notizie.

Eppure, se si avesse la voglia di guardarlo con attenzione e di compulsare sul nostro cellulare so-tutto-io, si potrebbe facilmente scoprire che dietro quel cassonetto giallo marchiato Caritas, Rete Riuse e Dona valore, c’è un mondo che vale la pena di conoscere e far conoscere, un lungo circolo virtuoso, una specie di quadratura del cerchio.

Qualche settimana ...

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Una nuova comunità psichiatrica nel nome di Alda Merini: non è forse cultura?

scritto da Oliviero Motta il 29/07/2014 in Comunità, psichiatria, cultura | lascia un commento

Merini MammaChiedo a Barbara se questa è la prima comunità intitolata a sua madre. “A me risulta di sì, però sai, ovviamente non ci fanno sapere proprio tutto; di sicuro ci sono tante vie, piazze, biblioteche, sale pubbliche”. “Certo – faccio io – probabilmente saranno tutte iniziative e servizi di tipo culturale”. Barbara mi guarda un po’ di traverso e poi: “perché, tutto questo non è forse cultura?”. Touchè.

Certo che lo è, una comunità psichiatrica ad alta protezione che apre è un momento di grande cultura, anche se siamo “solo” un centinaio di persone qui, a rallegrarcene e a festeggiare. Ci viene in soccorso la definizione della Treccani: “Cultura - complesso delle istituzioni sociali, politiche ed economiche, delle attività artistiche e scientifiche, delle manifestazioni spirituali e religiose che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico”. E una comunità per la salute mentale è ...

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Nel frullatore dell'"emergenza profughi", tra rancore e volontariato

scritto da Oliviero Motta il 21/07/2014 in profughi, accoglienza, cooperazione, volontariato, politiche | lascia un commento

Magenta ProfughiHanno tutti ragione, almeno a metà. O quasi tutti. C’è chi ci dice che siamo matti, perché ci assumiamo noi tutti i rischi – anche quelli degli altri - e c’è chi ci etichetta come succubi delle istituzioni, pronti a correre appena fischiano; ci sono quelli che manifestano ai cancelli perché non ci sono i soldi per gli esodati - ma per i profughi sì -  e quelli del “non mi piace più” sulla nostra pagina facebook. Ma, allo stesso tempo, sperimentiamo la vicinanza di quelli che donano le lenzuola, che si offrono come medici volontari, che si apprestano a iniziare i corsi d’italiano.

Siamo al centro del frullatore, avviato solo dieci giorni fa con una telefonata di Caritas, a sua volta chiamata all’appello dalla Prefettura: quarantotto ore per riaprire una struttura chiusa da anni, comporre un’equipe di educatori e custodi, preparare l’accoglienza di cento giovani profughi. Che ...

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Dagli amici ci guardi Iddio. A proposito di politica e ospitalità ai rifugiati

scritto da Oliviero Motta il 09/07/2014 in rifugiati | lascia un commento

DordorinoOrmai dovremmo saperlo, perché non è la prima volta che succede, ma riusciamo a dimenticarlo, a rimuoverlo. Forse è troppo difficile da assimilare.

Insomma, anche in questa occasione siamo andati sciolti, pensando di giocare, almeno un po’, in casa.

Festa locale del PD, ci invitano a parlare della nostra esperienza nel campo dell’accoglienza ai rifugiati. Una bella occasione per spiegare chi siano in realtà i rifugiati e i richiedenti asilo e come funzioni in Italia lo SPRAR, il Sistema di protezione a loro dedicato. Sappiamo bene, infatti, che tra i nostri compiti rientra anche quello di fare un po’ di alfabetizzazione su questi temi; perché la confusione è tanta ed è difficile per il cittadino comune distinguere fenomeni e temi contigui ma distinti come quelli dell’immigrazione in generale, della migrazione di tipo economico, della clandestinità, dei profughi e dei rifugiati. Sappiamo che lo SPRAR, per ...

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Quelle suore antiche che accolgono le famiglie siriane in cerca di futuro

scritto da Oliviero Motta il 27/06/2014 in profughi, solidarietà, accoglienza | lascia un commento

SurayaApri bene gli occhi e le orecchie. C’è uno stridore nell’aria, se ti concentri lo puoi percepire. E’ come un sovrapporsi di tempi e luoghi che non potrebbero, in teoria, coesistere. Ma nei fatti sono contemporanei. Da un lato la giovane donna araba, con il lungo abito nero e il velo bianco in testa, che ti accoglie con un accenno di sorriso; dall’altro i corridoi larghi e alti e le vetrate di un tipico istituto di metà ottocento, abitato e animato da religiose. Il silenzio evocato dai grandi saloni, la baraonda di ragazzini che rincorre il pallone giù in cortile. Ti aspetti di incrociare la timidezza e la solitudine di Oliver Twist e invece ti viene incontro un idioma sconosciuto del medio oriente.

 Oggi, in questo imponente istituto di suore si apre una casa per accogliere le famiglie scappate dalle tribolazioni e dai pericoli della guerra civile siriana. ...

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Evergreen

scritto da Oliviero Motta il 21/05/2014 in Minori, Educare, scuole, volontariato | lascia un commento

EvergreenCi sono cose che sembrano appartenere al passato; strumenti che paiono antichi arnesi che nessuno si fila più. E quindi può capitare, di fronte ai massimi sistemi del welfare, di non pensare più ai cari, vecchi doposcuola. Eppure -  si sa - a volte ritornano. O, per esser più precisi, non se ne sono mai andati.

Siamo infatti qui a parlarne, in questo seminario che intende riflettere sulle relazioni tra i progetti di sostegno scolastico e le amministrazioni comunali. A confronto l’esperienza di tre città lombarde che hanno in vita delle convenzioni tra le municipalità e i doposcuola messi in cantiere da anni da parrocchie e volontari.

C’è anche Rho, con il suo progetto Albatros, in grado di collegare in un unico contesto educativo i volontari parrocchiali, le scuole, il Comune, la cooperativa Intrecci, le famiglie, i servizi sociali.

Siamo qui a ...

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Se vuoi che qualcosa cambi, cercati un gruppo

scritto da Oliviero Motta il 17/04/2014 in solidarietà, disoccupato, autoaiuto | lascia un commento

E’ come se ti si accendesse una lampadina nella testa. Sei lì, in cerchio con gli altri, e le parole che ascolti si mettono in fila l’una dietro l’altra, così familiari e consuete, trascinandoti nel flashback. Sta parlando Aldo, descrive la situazione di pericolo che ha sperimentato quando ha attraversato la “fase buia” della perdita del lavoro: i primi segni di depressione, il lasciarsi andare – il “divanizzarsi”, appunto - i tempi che saltano, gli impegni e i doveri che non sono più avvertiti come tali. Il rotolare lento e disordinato di una vita senza più capo né coda. Messa sul pericolante margine che separa il senso dal non senso. (A questo proposito, mi viene in mente il riferimento alla “Metamorfosi” di Kafka che Massimo Cirri fa nel suo bel libro “Il tempo senza lavoro”). Ma ciò che mi impressiona è quello che segue: Aldo parla della paura di ricascarci, ...

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Se stai a casa ti divanizzi

scritto da Oliviero Motta il 09/04/2014 in lavoro, autoaiuto, gruppo | lascia un commento

Gatto2Rimango sempre piacevolmente colpito e stupito dalla potenza di un gruppo di auto mutuo aiuto. In particolare mi incanta spesso l’apparente disparità tra lo strumento e gli obiettivi che può raggiungere. In fondo, che ci vuole? Ci si trova in cerchio, si parla delle proprie esperienze, si passa del tempo insieme e poi si torna a casa. Un po’ banale, se vogliamo; e infatti il cinema ne fa spesso e volentieri delle caricature divertenti: “Ciaaao, sono tal dei tali e sono un ex alcolista” , “Ciaaao tal dei tali, benvenuto”.

Ma questa essenzialità di tecnica e processo conduce molto spesso a cambiamenti reali, fornendo ai partecipanti una serie di strumenti e competenze per affrontare le proprie vite e i propri problemi.

Stamattina sono qui, seduto in cerchio con Carmen, Anna, Gianni, Franz, Alessio, Andrea, Alice e Enzo. In comune hanno la perdita del  lavoro: una ...

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Festa del Perdono

scritto da Oliviero Motta il 29/03/2014 in Welfare, cittadinanza, solidarietà, coesione | lascia un commento

Statale2Praticamente tutti, a Milano, sanno dov’è Via Festa del Perdono. C’è l’Università statale, a un tiro di schioppo da  piazza Duomo. Ci sono passato centinaia di volte, ma curiosamente non mi sono mai chiesto la ragione del nome della strada. O forse qualche volta l’interrogativo è affiorato, ma l’ho lasciato cadere, come tante volte capita. Ma cos’è questa Festa del perdono? Come mai questa festa, così religiosa nel nome, è scomparsa dal calendario? Mi sono posto queste domande solo adesso, dopo aver letto un bel libro sull’assistenza all’infanzia e alla maternità alla Ca’ Granda dal quattrocento agli anni venti del secolo scorso. E così ho scoperto che la Festa del perdono sta proprio all’origine della Ca’ Granda, che è poi l’Ospedale Maggiore di Milano, la cui sede originaria, infatti, era il grande palazzo in cui oggi c’è l’università.

Correva l’anno 1456 e il duca Francesco Sforza donava un ...

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