Archive for tag: social

Borderline

scritto da Oliviero Motta il 26/08/2016 in Esclusione sociale, marginalità, Senza dimora | lascia un commento

Images5wamgkmgAnche questa mattina è al suo posto, sulle panchine nella grande hall del supermercato. Di solito scruta tutti i clienti in arrivo, con lo sguardo indolente di una guardia giurata; ma la scorsa notte la pioggia deve aver fatto troppo rumore. E allora adesso dorme, sereno, con la testa reclinata sulla mano destra. Come se fosse a casa propria.

E in effetti è un po’ la sua casa, questo superstore: Sergio infatti passa qui quasi tutta la sua giornata, il primo a entrare e l’ultimo ad andarsene. Impossibile non notarlo.

La vita di Sergio ha un sapore cinematografico e sfuma nella leggenda: pare che fino a una quindicina di anni fa avesse un lavoro da caposquadra in una ditta che produce gomma da masticare, aveva anche una fidanzata e un futuro. Poi, qualche giorno prima delle nozze, fu lasciato e da quel momento decise ...

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Posare la pietra

scritto da Oliviero Motta il 13/06/2016 in Comunità, Dipendenze, Facebook, social, tolleranza | lascia un commento

FacebookMi piace utilizzare i social network per seguire, da lontano, il cammino di molte persone che ho conosciuto come “utenti” della comunità terapeutica. E’ bello vedere quanto siano ormai distanti dagli individui che erano un tempo, oppressi da alcol e/o tossico-dipendenze; tornano fuori interessi personali, passioni, impegni professionali. Fioriscono nuove amicizie e nuovi amori. Facebook, da questo punto di vista, è micidiale: basta una foto con il nuovo compagno (o compagna) di vita e ti ritrovi a pensare a quanto lungo e difficile sia stato il lavorio che ciascuno ha dovuto fare su di sé. Nel giro di pochi secondi puoi rivederti davanti agli occhi il “film” girato in comunità: gli alti e i bassi, le resistenze, i traguardi, le relazioni profonde che la coabitazione – e la condivisione – riescono a generare.

Naturalmente i social non riflettono solo i nostri aspetti migliori, spesso danno la stura ...

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Effetto bancomat

scritto da Oliviero Motta il 10/05/2016 in Welfare, Lavoro sociale, povertà | lascia un commento

BancomatSul punto sono tutti d’accordo, attorno a questo grande tavolo: talvolta, diciamo non raramente, si sentono trattati come dei bancomat. Macchine, insomma, che sono in grado di dare la risposta desiderata se solo possiedi una tessera magnetica e sai digitare i numeri giusti sulla tastiera. Tutto qui. E non deve essere una gran bella sensazione. Altro che professionalità, colloqui motivazionali, valutazioni multidisciplinari; quando si è sul fronte del contrasto alla povertà, si rischia di essere relegati al ruolo di emettitori “automatici” di banconote.  

In attesa di una vera riforma del welfare che limiti la tendenza a monetizzare anziché fornire servizi, aspettando che finalmente anche il nostro Paese realizzi concretamente uno strumento nazionale e universale di lotta alla povertà, ecco che l’innovazione possibile dei servizi sociali passa ancora da qui: dagli assistenti sociali dei Comuni. Figure spesso svalutate e poco considerate, ma che rimangono il fulcro delle politiche ...

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Nuove voci

scritto da Oliviero Motta il 31/03/2016 in Welfare, Lavoro sociale, Fragilità | lascia un commento

20150327 122811In sintesi il ragionamento è questo: ci sono in giro molte famiglie vulnerabili; persone che prima della crisi avevano un’adeguata capacità di far fronte ai propri bisogni, ma che in questi ultimi anni hanno inciampato in qualcosa che ha cominciato a metterne in crisi l’equilibrio: la perdita del lavoro di uno dei componenti, l’aggravamento dei carichi familiari, problemi di salute, la separazione. L’esperienza ci dice che poche di queste persone sono arrivate a chiedere aiuto ai servizi sociali, bloccate da un lato dal pudore e, dall’altro, dai meccanismi con i quali funzionano i servizi tradizionali. Molte persone non vogliono riconoscere di aver bisogno di una mano, ma altrettante non hanno una rete di relazioni – parentali, amicali, di vicinato – in grado di aiutarli anche solo in termini di ascolto e di orientamento nella ricerca di risposte.

Quindi, si conclude la prima parte del ragionamento, isolamento e ...

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Come se non ci fossi

scritto da Oliviero Motta il 06/08/2015 in volontariato, coesione, legami sociali | lascia un commento

20150618 170733Sarà la serata che alita calda dentro la stanza ingombra di vestiti e suppellettili, sarà che le operatrici conducono e animano la riunione che è un piacere; non lo so. Sento che però ci si può lasciare andare e mettersi di lato, per guardare di sguincio questo bel gruppo al lavoro alla fine di una giornata di estate inoltrata. Giovedì, non a caso, perché questa è la giornata di apertura della “Bottega delle riutilità”, la creatura più riuscita dell’associazione “La Sorgente”, composta quasi solo da donne. Dai cinquanta in su, per dare un’idea.

La bottega nasce da una costatazione molto semplice: molti di noi buttano via un sacco di roba buona, quando non sanno che farsene, è passata di moda o non è più così utile come un tempo; ed altrettanta gente fatica a spendere ogni volta che ha la necessità di procurarsi un vestito, una carrozzina, un ...

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Il caso e la necessità

scritto da Oliviero Motta il 17/07/2015 in Lavoro sociale, volontariato, rifugiati | lascia un commento

AstalliLe strade che conducono a una collocazione professionale sono spesso misteriose; non sempre, infatti, si tratta di una scelta ponderata e consapevole. Come per tutti i “mestieri”, anche nel sociale talvolta vale più l’incontro al momento giusto, la casualità, la scommessa un po’ alla cieca. Mi piace molto chiedere ai nuovi operatori di descrivere sommariamente l’itinerario, personale e originale, che li ha condotti proprio a quel particolare servizio o a quel determinato ruolo professionale. Una buona fetta di operatori ti confessa che non avrebbe mai immaginato di lavorare, per esempio, nel campo della salute mentale, o con le persone disabili.

Prendi Gerardo. Attualmente fa il custode in una struttura d’accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, ma fino a un paio d’anni fa si occupava di tutt’altro. Una vita qualunque, con un lavoro come tanti. A un certo punto però il lavoro lo perde e prende l’occasione per verificare ...

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Serendipità

scritto da Oliviero Motta il 09/06/2015 in Lavoro sociale, educatore | lascia un commento

20150430 150256Quando entra e si accomoda sulla sedia qui davanti, abbiamo tutti e tre lo stesso pensiero: o il curriculum è sbagliato, o dimostra molti più anni di quelli che ha. In effetti la data di nascita è corretta e Igor dimostra decisamente più dei suoi 23 anni. Il fisico massiccio, le mani da lavoratore manuale, lo sguardo serio e diretto, quei peli dappertutto che fanno tanto… uomo dotato di clava. Stiamo cercando un operatore sociale per un progetto che, insieme alle comunità locali, promuova legami sociali e welfare di comunità.

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L'altra faccia di facebook

scritto da Oliviero Motta il 15/04/2015 in Dipendenze, Comunicazione sociale, reinserimento | lascia un commento

FbC’è chi lo evita perché lo ritiene troppo nazionalpopolare; chi ha ritirato la propria iscrizione visto che è tutto un mare di cavolate, chi non ha tempo da perdere. Mi è capitato di citarlo, come fonte, in un gruppo di impegnati cooperatori che mi hanno preso in giro fino alla fine della riunione. Eppure.

L’altro giorno Valerio ha pubblicato un messaggio sulla sua bacheca Facebook. Due righe molto semplici, che non posso riportare per esteso, ma di cui riassumo il senso: che grande cosa stare bene qui, nella mia casa, semplicemente vivendo. Ho tutto: le mie figlie, i miei libri, il mio gel da barba.

Sono rimasto incantato dalle sue espressioni così minimali, da far invidia a Gozzano. 

Signora Libertà, signorina Fantasia. 

Mi sono immaginato Valerio, davanti allo specchio, che si rade; a un tratto si ferma, inclinando il ...

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Quei bulgari vestiti da clown che ci rubano i bambini…

scritto da Oliviero motta il 03/12/2014 in Minori, Comunicazione sociale, immigrazione, scuole, paura, adolescenti, stranieri | lascia un commento

ClownLa prima notizia, mentre stiamo cenando, me la porge mia figlia, con il candore e i timori che segnano i suoi tredici anni: “oh papà, c’è in giro un furgone bianco con a bordo degli stranieri che si travestono da clown o da preti e rapiscono le bambine fuori dalle scuole”. Di fronte alle mie perplessità e al primo abbozzo di ironia, mi riferisce il nome dell’amica che le ha passato l’informazione, evidentemente un’autorità in materia. Alla fine scherziamo insieme e ragioniamo sul fatto che forse vestirsi da clown o da preti non è proprio il massimo se non si vuole attirare l’attenzione e si mira a rapire qualcuno. L’episodio si chiude lì, uno dei tanti della nostra quotidianità familiare. 

Ma il giorno dopo la notizia ritorna come un boomerang su whatsapp; è il gruppo dei genitori della squadra di pallavolo che veicola il seguente messaggio: “Avviso a ...

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Tra sogno e realtà, una pasta e fagioli per chi dorme per strada

scritto da Oliviero Motta il 27/10/2014 in Esclusione sociale, povertà, solidarietà | lascia un commento

Pasta E FagioliMeno male che non è un sogno, perché altrimenti la Smorfia napoletana non ci lascerebbe scampo. Il codice partenopeo, come si sa, attribuisce un numero e un significato preciso a ogni dettaglio che riusciamo a ricordare dopo la sveglia. E allora: fagioli (numero 7) vuol dire “pettegolezzo spiacevole”; mangiar fagioli (numero 2), “dispute e disaccordi”; consumare un pasto in compagnia (numero 80), “liti con i vicini”. Che cosa direbbe la Smorfia di questa pasta e fagioli mangiata assieme ad altre 250 persone? Cosa ci aspetterebbe il giorno dopo?

E invece eccoci qui, come ogni ottobre, in attesa di entrare nella mensa che una volta era “dei poveri” e che oggi si chiama “Un posto a tavola”; la sostanza, al di là dei nomi, non è cambiata di molto, visto che il grande locale rosa antico continua ad ospitare persone che non riescono a mettere insieme il pranzo con ...

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