20150430 150256Lo zero non è pressoché mai un numero simpatico. “Essere uno zero”, ad esempio, o “stare a zero”, sono espressioni di svalutazione, qualche volta di puro sconforto, di presa d’atto di un forte limite. La stessa cifra acquista invece un significato molto positivo quando ci si trova ad armeggiare con il “numero zero” di un giornale, o di un periodico.  Si tratta allora di assaporare un inizio, l’avvio di un percorso tutto da costruire e da vivere. Potremmo usare le parole di Niccolò Fabi: “Chiudi gli occhi/immagina una gioia/molto probabilmente/penseresti a una partenza. Ah si vivesse solo di inizi/di eccitazioni da prima volta/quando tutto ti sorprende e/nulla ti appartiene ancora”. E infatti eccoci qui, attorno al classico tavolo redazionale, a cercare di dar vita e contenuti a un nuovo (piccolo) giornale che cerchi di raccontare in giro alcune buone notizie, frutto del lavoro sociale di educatori e volontari sul territorio. La ragione è semplice: siamo ormai convinti che un’attività sociale che promuove e sostiene nuovi legami positivi tra i cittadini non possa tenersi le “buone storie” per sé.

La prima riunione è in pieno svolgimento e il clima è elettrico al punto giusto: tutti cercano di metterci un’idea, una proposta, un tema da sviluppare.

Ora, in particolare, si tratta di individuare una storia positiva da mettere in prima pagina, compiendo un’operazione contraria a quella che di solito fanno i giornali. Là c’è spesso da scovare il “mostro” – o, se va bene, l’eroe - qui invece c’è da individuare l’esempio positivo che però non sia eclatante o irraggiungibile, ma di fronte al quale tutti i futuri lettori possano scoprire qualcosa di sé, o intravedere delle soluzioni ai propri problemi.

E’ Viviana, facendo scorrere sul gruppo il suo sguardo azzurro cielo, a proporre la storia di Linda. Linda aveva sentito parlare di un incontro pubblico in cui si potevano avanzare proposte di carattere sociale per ri-animare uno storico immobile del Comune, inutilizzato da troppo tempo. A quella riunione, un anno fa, Linda era intervenuta con le idee chiare e un desiderio: fare qualcosa di utile per le mamme. Per spiegare a tutti il senso della sua proposta, aveva raccontato qualcosa di molto personale: un’esperienza dolorosa che le aveva insegnato quanto fosse importante non sentirsi soli nel difficile compito di genitori. Una depressione post-partum trascinata per tre anni, con periodiche ricadute. Un periodo nel quale pensava di essere la sola ad avere quel problema.

Da quell’esperienza, positivamente superata, Linda ha capito una cosa: che tutto diventa più facile nel momento in cui tiri fuori il tuo problema e cerchi di affrontarlo insieme ad altri come te.

Da qualche mese il desiderio di Linda è diventato realtà. Insieme a un piccolo gruppo di mamme ha dato vita a un appuntamento settimanale, aperto a tutti, mamme e bambini. Una merenda insieme, un’occasione di gioco, ma anche un momento “leggero” per i genitori che per qualche ora riescono a ritagliarsi uno spazio per sé, insieme ad altri adulti.

“Tra l’altro – ci dice Viviana – credeva anche di essere negata con i bambini. Invece è riuscita a trasformare la sua esperienza di mamma, all’inizio così faticosa, in qualcosa di positivo e importante, anche per gli altri genitori”.

Per scoprire queste risorse a volte si deve cambiare la prospettiva, guardare le cose in modo diverso. Smettere di pensare di essere uno zero e mettere a disposizione degli altri anche la propria esperienza negativa e i propri desideri.

Spesso si comincia così. Quasi da zero.